Sull’eguaglianza di tutte le cose di Carlo Rovelli: una recensione faziosa


Sull’eguaglianza di tutte le cose di Carlo Rovelli edito da Adelphi nel 2025 è un libro di divulgazione scientifica di straordinaria importanza. Le caratteristiche principali di questo testo sono la chiarezza, che lo rende accessibile e rigoroso tanto per un pubblico di specialisti, al quale in origine si rivolge, tanto al pubblico ampio di non addetti ai lavori e che l’autore, Carlo Rovelli, non sbaglia mai.

Dal microcosmo al macrocosmo, dal movimento degli atomi a quello delle vetture, dalla struttura granulare delle particelle, alla mente e al cervello, Carlo Rovelli ha una posizione chiara e corretta, dal tono colloquiale, anche su temi, come le proprietà emergenti, di solito indagate dai filosofi e che volutamente non cita non riferendosi a questioni teoriche e tecniche ma rimanendo sempre “al livello del mare”.

Anche quando potrebbe “sbagliare” nel dire “Le neuroscienze stanno facendo passi importanti nel mostrare come i fenomeni mentali abbiano un corrispettivo nei processi neurali” non lo fa, non solo perché questo è vero, magari anche grazie ai miei studi, ma perché usando corrispettivo lascia la porta aperta alla distinzione tra mente trascendente e processi neurali fisici.

Carlo Rovelli con il suo Sull’eguaglianza di tutte le cose rende chiare e accessibili a tutti questioni tecniche come la reciprocità del moto, la struttura granulare dello spazio e quella spazio-temporale dell’Universo, ma anche, come detto, questioni filosofiche quali la distinzione tra, come esempio, il moto atomico e quello di una autovettura, che può essere espresso senza far ricorso al primo di cui è ovviamente composto.

Veniamo ora alla parte critica. Carlo Rovelli nel testo non compie errori riferendosi sempre al mondo naturale ma compie quello che potrebbe essere chiamato un “meta-errore”. Rovelli è fortemente critico verso la possibilità di fornire una descrizione da una prospettiva esterna dei fenomeni naturali e della natura e che vi siano coordinate assolute dalle quali poter descrivere i fenomeni naturali e la natura. Questo errore viene rivolto tanto al gruppo di studiosi, che come lui fa, potremmo chiamare “I metafisici di Princeton” quanto ai filosofi in generale.

Rovelli non si accorge però che, descrivere i fenomeni naturali da un punto di vista esterno, è proprio quello che lui fa con il suo libro e in tutto il corso del libro, e secondariamente che la prospettiva assoluta che l’accompagna non è quella dello spazio e del tempo di Newton ma semplicemente quello di un osservatore che si rivolge ai luoghi, le durate, le reciprocità, le aree del cosmo e degli eventi particolari che lui stesso analizza.

Anche quando colloquialmente Rovelli attribuisce ai filosofi di non aver nemmeno digerito la lezione di Galileo del moto relativo si potrebbe obiettare che pur non essendoci un osservatore privilegiato c’è ne è sempre uno da potersi definire esterno all’altro nel valutare i valori particolari. E descrivere il moto dall’esterno proprio come di fatto fanno quotidianamente i fisici. Nel negare un punto di vista esterno e rivolgersi solo ai particolari, Rovelli compie un “meta-errore” simmetrico a quello che lui individua come “errore della spiegazione” per prospettive totalmente esterne che non tengano conto dei fenomeni particolari.

Se è vero, come è vero, che attribuire come spiegazione ai tutti i fenomeni naturali e alla natura, il moto degli atomi, è una spiegazione che dice poco o nulla, ed è anzi secondo me errata perché non attribuisce alla natura una storia, dice poco o nulla dare una spiegazione particolare del tipo Il moto reciproco di quegli atomi è Il moto reciproco di quegli atomi, cosa alla quale Rovelli costringe.

Infine e per chiudere è vero come Rovelli afferma che da un punto di vista della vita quotidiana e, “fisico”, dire qualcosa a qualcuno non è una questione di verità o falsità di un’affermazione ma di dire qualcosa di vero a qualcun altro ma è anche vero come lui sembra negare che noi possiamo valutare una proposizione e chiederci e andare a verificare se essa sia vera o falsa cosa che implica una prospettiva metafisica. Dire qualcosa che può essere vero o falso è quello che Rovelli fa con il suo libro e in tutto il corso del testo facendo qualcosa che come coerentemente sostiene inerisce la metafisica e non la fisica.

Andrea Bucci

andrea86bucci@gmail.com

Foto di Graham Holtshausen su Unsplash

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