Cervello e solitudine, legame a doppio filo dimostrato con risonanza magnetica

striato ventraleLa solitudine può modificare l’attività del cervello, ma anche una ridotta atività dello striato ventrale può farci provare la solitudine. Questo dimostrerebbe il primo studio con risonanza magnetica funzionale (fMRI) del rapporto fra cervello e solitudine (Cacioppo et al., In the Eye of the Beholder: Individual Differences in Perceived Social Isolation Predict Regional Brain Activation to Social Stimuli, Journal of Cognitive Neuroscience, 2009), presentato da John T. Cacioppo al congresso annuale della American Association for the Advancement of Science, in corso in questi giorni a Chicago (AAAS 2009).

La combinazione di dati di neuroimmagine con quelli del comportamento sociale è la caratteristica principale di una disciplina emergente all’interno della ricerca sul cervello, di cui Cacioppo e colleghi sono fra i pionieri, secondo quanto riporta una nota stampa della University of Chicago, ove il ricercatore è docente di psicologia.

I risultati della ricerca di Cacioppo dimostrano che lo striato ventrale, regione del cervello associata alla ricompensa (reward), risulta molto più attivato in persone socialmente attive rispetto ai solitari durante la visione di immagini raffguranti persone in situazioni piacevoli. Al contrario, è la giunzione temporo-parietale, regione del cervello associata alla capacità di mettersi nella prospettiva di un’altra persona, ad essere molto meno attivata fra i solitari rispetto ai socialmente attivi, durante la visione di immagini di persone in situazioni spiacevoli.

Lo striato ventrale, che riveste un ruolo chiave nell’apprendimento, è una regione molto importante del cervello che viene attivata da gratificazioni primarie, quali il cibo, e secondarie, quali i soldi. Allo stesso modo, è stato dimostrato che anche gratificazioni sociali e il sentimento dell’amore possono attivare questa regione. Cacioppo studia da anni la solitudine e ha dimostrato in più occasioni che l’isolamento sociale può minacciare la salute di una persona, con effetti dannosi tanto quanto il fumo.

Nel nuovo studio Cacioppo e colleghi hanno dimostrato sia come la solitudine possa ridurre l’attività dello striato ventrale durante la visione di immagini di persone felici, sia come l’attività dello striato ventrale possa sollecitare il senso di solitudine. “E’ intrigante la possibilità che la solitudine possa risultare da una ridotta attività dello striato ventrale in risposta a ricompense sociali”, sostengono gli Autori.

Non solo, nello studio, oltre a differenze nella risposta dello striato ventrale, sono state registrate  differenze di risposta anche in altre parti del cervello che indicano che la solitudine gioca un ruolo anche in come il cervello in generale opera.

 

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