Cervello e memoria, il ruolo della proteina 4.1N

Osservando neuroni di ratto in vitro, i ricercatori della Johns Hopkins School of Medicine hanno scoperto che il posizionamento dei recettori AMPA sulla membrana avviene con l’aiuto della proteina 4.1N. Lo studio, annunciato in una nota stampa dell’ateneo americano, è in via di pubblicazione su Nature Neuroscience.

La nostra capacità di formare memorie a lungo termine dipende dalla formazione di solide connessioni fra le cellule nervose del cervello. Anche se a oggi non è completamente chiaro come tali connessioni si formino, si perdano o vengano modificate, è noto che il processo richiede il movimento della proteina recettoriale AMPA verso e da quelle connessioni neuronali.

Osservando l’attività dei neuroni in vivo, i ricercatori della Johns Hopkins hanno scoperto che i recettori AMPA si muovono grazie al supporto della proteina 4.1N, senza la quale non è possibile l’instaurazione di memorie a lungo termine. Il team di ricerca ha apposto “etichette” fluorescenti sulle proteine dei recettori AMPA dei neuroni di ratto allo studio. Dopo una adeguata preparazione dei campioni, l’osservazione microscopica ha consentito di rilevare la comparsa di punti sulla membrana dei neuroni, interpretati come recettori AMPA inseriti nella membrana neuronale.

Dopo una serie di prove sperimentali, i ricercatori americani hanno individuato la proteina 4.1N quale meccanismo di ausilio al processo di formazione delle memorie. Una controprova ha dimostrato che neuroni privi della proteina 4.1N, seppure in grado di formare connessioni, non sono in grado di mantenerle. I ricercatori credono che tale scoperta riuscirà a fare luce, oltre che sulla formazione di nuove memorie, anche sui processi patologici dell’invecchiamento del cervello caratterizzati particolarmente dalla compromissione mnestica, quali Alzheimer e atre demenze.

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