Su Archives of General Psychiatry uno studio di neuroimaging realizzato al King’s College di Londra mostra i differenti effetti sul cervello delle specifiche “sostanze” presenti nella cannabis. In particolare, “al contrario del THC (tetraidrocannabinolo), il CBD (cannabidiolo) potrebbe avrebbe un effetto terapeutico su alcune condizioni psichiatriche, fra le quali le psicosi”, dicono i britannici.
Nella ricerca, coordinata da Sagnik Bhattacharyya e Philip McGuire dell’Istituto di Psichiatria del prestigioso College londinese, sono stati studiati 15 maschi adulti e in buona salute, occasionali consumatori di cannabis, per esaminare gli effetti sul cervello dei due principali componenti della cannabis, il Δ9-tetraidrocannabinolo (Δ9 -THC) e il cannabidiolo (CBD).
I ricercatori hanno eseguito scan di risonanza magnetica funzionale (fMRI) ai soggetti in tre diverse condizioni sperimentali (somministrazione di THC o di CBD o di placebo prima dell’esecuzione di un compito cognitivo visivo consistente nel rilevamento di stimoli inattesi, cd. “oddball task”) scoprendo che il THC indeboliva significativamente l’attivazione dello “striato” (nucleo caudato e putamen) e incrementava l’attivazione della corteccia prefrontale laterale, mentre il CBD aveva l’effetto contrario, incrementando l’attivazione del caudato dell’emisfero sinistro e riducendo l’attivazione della corteccia prefrontale dell’emisfero destro.
In termini cognitivi, l’effetto del THC era quello di aumentare la risposta dei soggetti agli stimoli normalmente insignificanti, diminuendo allo stesso tempo la risposta agli stimoli significativi. “Questa scoperta può spiegare il perché alcune persone che assumono cannabis possono manifestare paranoia o, nei casi più estremi e rari, dei veri e propri episodi psicotici”, spiegano Bhattacharyya e McGuire in una nota di commento ai risultati.
“In altre parole, il nostro studio suggerisce che i sintomi psicotici possono manifestarsi in quelle persone che danno inappropriata importanza a esperienze e stimoli insignificanti, ma anche che nella cannabis vi sono molecole quali il CBD che potrebbero rivelarsi utili nel trattamento delle stesse condizioni psichiatriche”, concludono i ricercatori britannici, mettendo infine in guardia dalle forme sempre più potenziate in THC di cannabis attualmente circolanti nel Regno Unito e in Europa, che potrebbero costituire un serio problema di salute pubblica.
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