Preoccupa in USA l’aumento repentino nell’ultimo decennio di disturbi cognitivi riscontrati tra la popolazione, specialmente nel segmento dei c.d. “giovani adulti” (persone dai 18 ai 40 anni), che raddoppiano letteralmente, passando dal 5% del 2013 a circa il 10% nel 2023.
Lo rende noto uno studio coordinato dai ricercatori della Yale University appena pubblicato su Neurology, per la precisione una analisi retrospettiva su dati rilevati dal Centers for Disease Control (CDC) in un campione di 4,5 milioni di persone indagate per eventuali compromissioni cognitive di natura non psichiatrica [1].

Al contrario, paradossalmente rispetto a quanto di solito si pensa, tra gli over 70 si è notato un lieve ma sensibile calo nel periodo di riferimento, dal 7,3% al 6,6%; in ogni modo, a livello di popolazione generale è stato registrato un aumento dal 5,3% al 7,4 per cento.
Un dato importante da tenere in considerazione, sottolinea Adam de Havenon della Yale School of Medicine, è che l’incremento più importante di problemi di memoria, ragionamento, concentrazione, processi decisionali ha interessato persone già svantaggiate in termini sociali ed economici.
Note
[1] Dati del Behavioral Risk Factor Surveillance System (BRFSS), Centers for Disease Control and Prevention’s / Disability and Health Data System
Lo studio
Ka-Ho Wong et al., “Rising Cognitive Disability as a Public Health Concern Among US Adults Trends From the Behavioral Risk Factor Surveillance System, 2013–2023”, October 21, 2025 issue 105 (8) https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000214226 – Open Access
Grafici di Ka-Ho Wong et al., cit. – Open Access
Foto di Aaron Burden su Unsplash

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