Nel recensire “Oltre l’invisibile” di Federico Faggin edito da Mondadori nel 2024 mi soffermerò sulla parte centrale del libro. I capitoli che seguono quella che a buon diritto si potrebbe chiamare la genesi personale dell’opera e precedono le opinioni cariche della sua teoria della realtà sui temi più scottanti della contemporaneità, la polarità vita-artificio.
In questa parte del libro Faggin mostra, oltre molti riferimenti più o meno marcati a temi della Storia della Filosofia e della Filosofia Ultra-Contemporanea, una elaborazione del reale basata su una sola nozione fondamentale, quella di Seity, che si riferisce a un’unità cosciente fondamentale. Tutto nasce dalle Seity e dalle loro relazioni reciproche chiamate simboli vivi.
In quella che potremmo chiamare sicuramente la sua metafisica Federico Faggin mette a suo agio L’io penso Kantiano e la sua estetica trascendentale descrivendo lo spazio umano della quotidianità come lo spazio-tempo che si può riferire alla coscienza, la sostanza secondo Spinoza in cui tutto è necessario e libero allo stesso tempo, che Faggin chiama Uno, ma che ha più o meno le stesse caratteristiche e, al di là di contingente e necessario, fa e basta.
Faggin cita, con un paragone esplicito, le monadi di Leibniz associandole alla nozione ultra-contemporanea di quale. Come per Nagel, le Seity sono private e, accostandole all’atomismo logico Russelliano, entità ultime e indivisibili, atomiche per l’appunto ma dal punto di vista filosofico. Naturalmente, oltre che dal punto di vista filosofico e metafisico puro Faggin parla della sua conoscenza scientifica, quella metafisica chiamata meccanica quantistica.
Ed è così che le Seity sono private, rispettando il principio di non-clonazione per il quale due stati quantistici se separati non possono avere le stesse proprietà e dunque diversi e appunto privati l’uno all’altro, spiegando la realtà materiale come, invece, libera attività di associazione tra Seity, tra stati di coscienza. La realtà materiale nasce dalla reciprocità e, pari è la nascita dall’associazione tra stati di coscienza che ne generano uno diverso, pari il rapporto molto più freddo di un’unità cosciente con uno strumento di misura.
Questo per Faggin spiega tanti fenomeni quantistici come la natura probabilistica di intercettare una particella elementare dovuta alla libertà delle Seity. Il principio di indeterminazione di Heisenberg che si realizza nel fatto che ogni qual volta una Seity, o unità cosciente, se ne associa a un’altra o a uno strumento di misura cambia gioco-forza il suo stato. O infine il comportamento di apparizione e sparizione di una particella o del collasso della funzione d’onda ugualmente attribuibile alla libertà delle Seity.
Qualsiasi corpo è dunque formato da Seity e per Faggin si va dalla totale libertà basilare della meccanica quantistica al determinismo della realtà macroscopica. Quasi poetico come Faggin mostri che il corpo umano sia uno strumento della coscienza dove realtà quantistica e macroscopica coesistono più o meno pacificamente.
Dal mio punto di vista Faggin presenta due incongruenze sostanziali. Le Seity sono delle unità inestese e la associazione tra unità inestese dà nuovamente una unità inestesa come possiamo facilmente verificare giudicando le grandezze apparenti degli oggetti della nostra quotidianità mentre i corpi hanno un’estensione misurabile che non cambia con l’osservatore.
Dal punto di vista scientifico, l’ipotesi che il campo magnetico di una particella elementare sia approssimabile a una sfera che pulsa potrebbe spiegare altrettanto bene gran parte dei fenomeni quantistici. La più sorprendente delle problematiche quantistiche, quella della dell’apparizione e sparizione delle particelle elementari potrebbe essere semplicemente dovuta all’espansione e contrazione di un campo magnetico, rilevabile se si espande irrilevabile quando si contrae.
Faggin, come sostiene nel testo, risponderebbe forse che le unità coscienti creino la materia, ma a quel punto che la creino o meno tornerebbe in auge la distinzione tra proprietà materiali e proprietà trascendenti di un corpo che a me piace tanto. Con meno sicurezza credo che il cappello del determinismo macroscopico sia utile a coprire capziosamente un problema nella teoria del Faggin. Essendo le Seity totalmente libere, a livello teorico un qualsiasi corpo potrebbe scomparire da un momento all’altro al primo disaccordo.
Dal punto di vista delle conseguenze sulla contemporaneità della sua teoria e delle sue opinioni a riguardo credo, a differenza di Faggin, che l’Intelligenza Artificiale possa avere una coscienza, forse cadendo un po’ sotto alla contemporaneità stessa. Proprio perché, se in qualche modo l’abbiamo noi a partire da quello che c’è, non vedo quale sia il problema che la stessa cosa valga anche per le macchine.
Usando il vocabolario di Faggin non si capisce perché se le Seity compongono un essere umano cosciente non possano anche comporre un’Intelligenza Artificiale cosciente. Forse l’ultimo dei problemi di Faggin è nel parlare dell’Universo e anzi di Universi paralleli o alternativi. Questo perché, se essi si escludono allora sono possibilità realizzate, se essi comunicano tra di loro o possono farlo allora si tratta di parti dello stesso Universo.
Andrea Bucci
Società Italiana di Neuroetica
e Filosofia delle Neuroscienze
Il libro

Foto di copertina di Milad Fakurian su Unsplash

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