Un nuovo test sul sangue per predire lo sviluppo dell’Alzheimer già 10 anni prima della manifestazione dei sintomi di demenza potrà essere presto messo a punto sulla base dei risultati di uno studio dell’Istituto di Psichiatria del King’s College di Londra (KCL) pubblicato oggi su Archives of General Psychiatry.
E’ l’apolipoproteina J (“clusterin”) il potenziale biomarcatore, facilmente misurabile con esami di laboratorio su un prelievo di sangue, indagato dai ricercatori britannici, che hanno messo in relazione alti livelli di questa proteina con l’atrofia della corteccia entorinale (una regione dell’ippocampo connessa diffusamente con le altre aree del cervello e implicata nei processi mnestici), i deficit di memoria caratteristici della malattia e la sua rapida progressione.
“I risultati della nostra ricerca, che ha analizzato i dati dello studio multicentrico europeo AddNeuroMed e del Baltimore Longitudinal Study of Aging, al momento mettono solo in evidenza il ruolo dell’apolipoproteina J nella patogenesi dell’Alzheimer, ma ci auguriamo che nuovi studi confermeranno questa proteina quale vero e proprio biomarker della malattia, in modo da poterlo utilizzare quale test per la sua diagnosi precoce”, ha dichiarato oggi in una nota stampa Simon Lovestone del britannico Alzheimer’s Research Trust (ART), ente che ha finanziato in parte la ricerca.
“Il principale obiettivo della ricerca attuale sull’Alzheimer è quello di sviluppare un test poco costoso e facilmente eseguibile per identificare e monitorare la progressione di questa devastante malattia e l’apolipoproteina J (clusterin) può rappresentare il marcatore del sangue capace di predirne la patologia e i sintomi, già 10 anni prima della loro manifestazione”, ha dichiarato oggi al Daily Mail Madhav Thambisetty, ricercatore del King’s College e primo autore dello studio.
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