I ricercatori della University of California di Los Angeles (UCLA) hanno hanno messo a punto un nuovo metodo basato su tomografia a emissione di positroni (PET) capace di predire l’invecchiamento cerebrale patologico prima della sua manifestazione clinica. Lo studio è pubblicato sul numero di gennaio di Archives of General Psychiatry (Gary W. Small et al., Influence of Cognitive Status, Age, and APOE-4 Genetic Risk on Brain FDDNP Positron-Emission Tomography Imaging in Persons Without Dementia, Arch Gen Psychiatry, Jan. 2009).
Le placche senili di amiloide e i grovigli neurofibrillari sono i biomarcatori dell’Alzheimer che si accumulano nel cervello diversi anni prima dello sviluppo di demenza. I ricercatori della UCLA hanno integrato le rilevazioni PET della neurodegenerazione del cervello con informazioni relative a età, stato cognitivo e profilo genico del paziente.
Lo studio è stato condotto su 76 soggetti non dementi iniettati con FDDNP, una nuova “sonda” chimica in grado di legarsi ai depositi di placche e grovigli, in modo da poter individuare precocemente con neuroimmagine i loro siti di accumulo anormale nel cervello. Dallo studio è emerso che l’età risulta correlata con maggiori concentrazioni di FDDNP nelle regioni temporali mediali e laterali del cervello, che hanno un ruolo importante nella memoria. Dei 76 volontari, 34 erano portatori dell’allele ApoE-4, uno dei principali fattori di rischio per l’Alzheimer: questi soggetti erano caratterizzati da un livello più elevato di FDDNP nelle regioni frontali rispetto agli altri soggetti. I 36 soggetti con MCI (mild cognitive impairment) riportavano livelli elevati di FDDNP nelle regioni temporali mediali. I soggetti MCI portatori dell’allele ApoE-4 mostravano maggiori concenctrazioni di FDDNP nelle regioni temporali mediali rispetto agli MCI non ApoE-4.
“Questo nuovo metodo di neuroimmagine, insieme a informazioni sul paziente quali età, stato congitivo e profilo genico, può essere di grande aiuto nella gestione dell’invecchiamento cerebrale. In futuro l’invecchiamento cerebrale potrà essere controllato allo stesso modo di come oggi si controllano colesterolo e pressione arteriosa: ai pazienti verrà eseguita una scansione del cervello e un test genetico capaci di predire il loro rischio per Alzheimer e altre patologie neurodegenerative legate all’invecchiamento, allo scopo di poter intervenire precocemente con trattamenti capaci di rallentare o prevenire la neurodegenerazione prima che il danno cerebrale abbia luogo”, ha dichiarato in una nota stampa UCLA Gary Small, coordinatore dello studio.
“La PET combinata con la sonda FDDNP è l’unica tecnologia di neuroimmagine che offre un profilo completo della neurodegenerazione che include misure sia della placche sia dei grovigli, che rappresentano l’evidenza fisica dell’Alzheimer nel cervello. La rilevazione di questi biomarcatori è molto importante per la diagnosi precoce dell’invecchiamento cerebrale patologico, in quanto in particolare i grovigli neurofibrillari sono le prime proteine anormali presenti nel cervello molto tempo prima della manifestazione clinica sintomatologica di demenza”, ha aggiunto Jorge R. Barrio, coautore dello studio.
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