Secondo il Sole 24 Ore, che oggi ha diffuso i dati del suo nuovo Rapporto annuale sulla criminalità, in Italia “il crimine digitale è arrivato a pesare quasi la metà rispetto ai fenomeni predatori, in particolare ai furti, rilevati sul territorio nazionale”, con un aumento dei “delitti informatici” del 52% e di truffe e frodi digitali del 28%, rispetto al periodo precedente la pandemia.
Che cosa sta facendo lo Stato per arginare il fenomeno? Quali sono le normative di riferimento? Chi ha la responsabilità per intervenire in modo efficace? Che cosa possiamo fare noi semplici cittadini per non diventare facili vittime nel contesto di una innovazione accelerata, sempre più complessa e “sofisticata”? A queste e a molte altre domande risponde il libro, fresco di stampa, “Cybersecurity, digital forensic e data protection”, a cura della criminologa Isabella Corradini e dell’avvocato Fabio di Resta (Edizioni Themis, 2021).
“Da una parte – spiega Corradini, presidente e direttore scientifico del centro ricerche socio-psicologiche e criminologico-forensi Themis di Roma – si rende necessario conoscere i nostri diritti e le libertà fondamentali, anche per evitare i rischi inerenti alla diffusione dei nostri dati personali, la cui tutela significa proteggere la nostra identità personale. Dall’altra, è importante affrontare le diverse tematiche con la consapevolezza che, di fronte a uno scenario digitale in continua evoluzione, sono necessarie competenze multidisciplinari, da quelle tecniche e legali a quelle psicologiche e sociali”.
Fishing, whaling, vishing… Sono solo alcuni dei termini identificativi di altrettanti reati ai danni degli utenti, truffe molto diffuse in rete e al telefono, messe in atto da veri e propri “ingegneri sociali” capaci di violare non soltanto i confini fisico-virtuali delle macchine ma anche quelli prettamente cognitivi degli umani, con tecniche di condizionamento e manipolazione psicologica molto raffinate. È per questa ragione che Corradini da anni sottolinea l’essenzialità del “fattore umano” nella lotta al cybercrime. “D’altro canto – aggiunge – perfino le persone più informate e addestrate possono cadere nella trappola di un attacco di ingegneria sociale: l’essere umano non è infallibile e le emozioni possono giocare un ruolo importante: a volte, è proprio l’eccessiva sicurezza (‘a me non può capitare’) a determinare il buon esito dell’operazione”.
Quindi, non manchino le soluzioni tecniche, ma non pensiamo possano bastare in questa lotta impari con “hacker” ormai capaci di evolvere a velocità inimmaginabili, in grado di “penetrare” non più soltanto le reti informatiche ma anche le “reti nervose”, quelle dove, alla fine dei conti, la decisione di schiacciare un tasto, di aprire una mail accattivante, di rispondere con un “sì” a una banale domanda posta da un empatico interlocutore, viene presa. “La sfida più ardua – sottolinea la criminologa romana – resta quella culturale, perché è evidente che una efficace gestione della sicurezza informatica passa prima di tutto attraverso la consapevolezza delle persone rispetto agli scenari digitali e ai rischi connessi”.
Per quanto riguarda il quadro giuridico di riferimento, il volume analizza e aggiorna il lettore in merito al “cambio di passo nella strategia di prevenzione e contrasto degli attacchi informatici nel nostro Paese”, dal Cybersecurity Act dell’Unione Europea all’innovativo perimetro di sicurezza nazionale cibernetico italiano: ne parla ampiamente Mauro Alovisio del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino. Silvano Sacchi traccia poi una panoramica molto utile sulla tutela legale dell’utente nelle comunicazioni elettroniche “tra nuove sfide e prospettive di riforma”; Fabio di Resta fa il punto sulle responsabilità relative alle frodi telematiche bancarie; il penalista e cassazionista Massimo Davi ci aggiorna in merito alla direttiva NIS e relativo decreto attuativo, mentre Giovanni Grassucci affronta il tema dell’analisi penale dei crimini informatici nelle “infrastrutture critiche”.
Il volume si chiude con un interessante capitolo di Nanni Bassetti su una giovane disciplina, in crescita all’interno delle scienze forensi, consistente nel “processo di identificazione, acquisizione, estrazione, conservazione, analisi e documentazione delle prove informatiche che possono essere utilizzate in tribunale”. La Digital Forensics, spiega Bassetti, socio fondatore in Italia dell’Osservatorio Nazionale Informatica Forense (Onif), “si applica in vari ambiti e non riguarda solo il cybercrime, ma anche questioni penali più classiche, come omicidi, truffe, rapine, spionaggio industriale, nonché nuovi reati come lo stalking, il revenge porn, il cyberbullismo, la pedopornografia online, la diffamazione sui social”.
Marco Mozzoni
Il libro:

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