Una recentissima review, pubblicata in The Cochrane Library, ha concluso che le terapie di stimolazione cognitiva possono avere effetti benefici sulla memoria e sul pensiero in soggetti affetti da demenza. La rassegna ha incluso 15 studi randomizzati controllati che hanno coinvolto 718 persone con demenza da lieve a moderata, soprattutto in forma derivante da malattia di Alzheimer o demenza vascolare.
I partecipanti sono stati trattati in piccoli gruppi e coinvolti in diverse attività, dalle discussioni e giochi di parole alla musica e persino alla cottura dei cibi. Tutte le attività erano state progettate per stimolare il pensiero e la memoria. I miglioramenti sono stati poi confrontati con quelli osservati in assenza di trattamento e con trattamenti standard, intendendo per questi l’approccio medico, l’assistenza diurna, le visite da parte dei cosiddetti “operatori di salute mentale” e, in alcuni casi, attività alternative, quali guardare la TV e terapie fisiche.
I risultati più sorprendenti di questa rassegna sono quelli degli effetti positivi derivanti dalla stimolazione cognitiva sulla performance nell’esecuzione dei test: si è infatti osservato come coloro che avevano ricevuto interventi di stimolazione cognitiva mostravano punteggi significativamente più elevati nei test che misurano il miglioramento della memoria e del pensiero. Questi benefici, inoltre, sono stati mantenuti anche da uno a tre mesi dopo il trattamento.
Bob Woods, del Dementia Services Development Centre Wales, presso la Bangor University in Bangor – Regno Unito, e i suoi collaboratori hanno inoltre sottolineato che il coinvolgimento dei caregiver o dei membri della famiglia, appositamente formati per offrire un’appropriata stimolazione cognitiva, può portare a interessanti sviluppi, meritevoli di ulteriore attenzione, e hanno concluso che “questi risultati provano il ruolo degli interventi psicologici nelle persone affette da demenza”.
È il caso di ricordare che nel 2011 il World Alzheimer’s Report ha raccomandato che la stimolazione cognitiva dovrebbe essere offerta di routine a persone affette da demenza precoce, partendo dalla considerazione, suffragata da questo studio, che la stimolazione cognitiva, con attività volte a stimolare il pensiero, la memoria e l’interazione sociale, ritarda nelle persone con demenza il peggioramento dei sintomi della demenza stessa.
Reference:
Tiziano Cornegliani
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