Educare alla pace? Si può, ripartendo (anche) da una informazione “critica” e da noi stessi

“L’assenza del contesto rende incomprensibile il testo”. Detto così non fa una grinza. Calato sulle guerre in corso in tutto il Pianeta (una cinquantina, non una di meno) mette un certo disagio. Disagio a chi si informa sempre più frettolosamente sui nuovi media. Ancor di più – perché è chiamato in causa in prima persona – a chi dell’informare ne ha fatto una professione e risponde a una rigorosa deontologia [1]. Parliamo dei giornalisti, dei quali anche il sottoscritto ha il privilegio di far parte.

Il massimo disagio dovrebbe provarlo chi fa i titoli e le prime pagine. Lavoro non certo facile, ma spacciare per “pace” qualcosa che – analizzando fin dove possibile la complessità degli elementi in campo – non lo è fino in fondo, rischia di portare tutti quanti fuori strada, aggiungendo confusione a confusione, malintesi a malintesi, che non giovano a nessuno, specialmente a chi le bombe ce le ha sulla testa tutti i giorni; anzi può peggiorare di molto la situazione, aggiungendo rancori a rancori, ipotecando quel che resta di un futuro di pace possibile.

“Abbiamo perso il senso della narrazione” si è ammesso onestamente qualche settimana fa a Palazzo del Vicariato in Roma, sede dell’incontro di formazione organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio “Il racconto delle guerre dimenticate utilizzando le parole per costruire ponti e non muri” [2]. È stata una splendida occasione per guardarci allo specchio, rendendoci conto – non certo per la prima volta – che la pace può, anzi deve essere (ri)costruita tutti i giorni, facendo ciascuno la propria parte, in modo onesto e disinteressato, gente di redazione in primis.

Per fortuna c’è ancora chi vuol “raccontare le cose come stanno”, muovendosi in prima linea sui territori di guerra, come Lucia Goracci, che di conflitti ne ha visti tanti, in varie parti del mondo, rischiando in prima persona [3]: è lei, tra gli altri colleghi, a ricordarci al Vicariato che sotto il fuoco non ci sono soltanto ucraini e palestinesi, ma numerose altre popolazioni delle quali sofferenze si sa ben poco, o niente. Purtroppo “non fanno notizia”… Stiamo ricominciando a dare ancora per scontato che la guerra fa parte delle dinamiche naturali di risoluzione delle controversie? Ma che siamo, dei selvaggi?

Una sera rivedendo un Atlante Storico di fresca pubblicazione [4], mi sono reso conto che da una certa prospettiva la storia dell’umanità non è che una collezione di guerre, guerricciole, genocidi, scaramucce tra stati, staterelli, etnie, tribù di varia natura. È tutto qui? Ma dai! Immaginavo allora un alieno che volesse atterrare per avere contezza, in sintesi, sfogliando quel comodo atlante, di quel che abbiamo prodotto dalle origini a oggi… Mi è sceso un brivido lungo la schiena.

E allora – scusate la franchezza – abbiamo bisogno di essere “rieducati”: tutti quanti, non solo i più giovani. Educare alla pace si può: vi sono già esempi di iniziative di questo genere, avviate in anni non sospetti. Ma, è evidente, non sono state sufficienti. Oppure non hanno individuato l’enzima, il gene che rende suscettibili al dialogo e preserva dalla guerra…

Forse in questi casi bisognerebbe ripartire proprio da noi stessi, come suggeriscono i Quakers anglosassoni, che hanno recentemente pubblicato il rapporto “Peace at the heart. A relational approach to education in British schools” [5]. La pace – vi si legge – “non è solo assenza di violenza, ma la presenza viva di relazioni che funzionano bene”; allora l’educazione alla pace non può che essere “un approccio critico allo sviluppo sociale e personale”.

Per arrivare alla pace nel mondo è infatti buona cosa – secondo i britannici – alimentare nel quotidiano “comunità inclusive” quali la scuola intesa non come istituzione ma come comunità (peace among us), relazioni conviviali tra coetanei che consentano il riconoscimento di bisogni comuni e la gestione sul nascere di eventuali conflitti (peace between us); prima ancora la “pace con se stessi” (peace with myself). Ci siamo mai posti le seguenti domande? Che cosa ha valore per me? Che cosa c’è di buono in me? Di che cosa ho bisogno per stare bene? Come posso aiutare gli altri a stare bene?

Qui in Europa abbiamo a disposizione dal 2021 addirittura un progetto finanziato da Erasmus+ “Peace Education as a Tool for Effective Conflict Management in Secondary Schools” [6] con l’obiettivo di “ridurre la violenza fornendo competenze necessarie agli insegnanti per integrare l’educazione alla pace nei rispettivi campi di insegnamento”, fornendo inoltre agli studenti “il vocabolario appropriato, opportunità di pratica e capacità di risoluzione pacifica dei problemi”; il tutto integrato da un corso online Open Access (gratuito) in 5 moduli.

Peccato che vi abbiano partecipato solo tre stati membri: Francia, Portogallo, Slovenia; e la perenne “candidata” Turchia [7]. E la nostra Italia dov’era / dov’è? E gli altri? E sì che è stata la stessa Commissione Europea ad affermare senza mezzi termini che “l’Europa ha bisogno di una educazione alla pace” e che “si può insegnare alle persone come affrontare i conflitti in modo costruttivo, per ridurre i casi di violenza, coinvolgendo tutti, per garantire un futuro pacifico” [8]. C’è (proprio) qualcosa che non torna…

In ogni modo, che il prossimo sia, finalmente, un anno di pace.

Marco Mozzoni
Direttore Responsabile

Note:

[1] “Codice Deontologico delle Giornaliste e dei Giornalisti”, approvato l’11/12/2024 dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG), in vigore dal 1° giugno di quest’anno.

[2] Qui il programma dell’evento del 30 ottobre e i relatori: https://odg.roma.it/il-racconto-delle-guerre-dimenticate-utilizzando-le-parole-per-costruire-ponti-e-non-muri/

[3] L’inviata del Tg3 Lucia Goracci è stata presa di mira dai coloni in Cisgiordania, mentre stava realizzando un servizio con il suo operatore Ivo Bonato a poca distanza dall’insediamento di Carmel, sulle colline a sud di Hebron. Qui la news e il filmato: https://www.rainews.it/articoli/2025/08/inviata-del-tg3-lucia-goracci-intimidita-dai-coloni-rai-pieno-sostegno-per-lavoro-svolto-9821393a-e2b7-44f9-86dc-ef0d4293230e.html

[4] Christian Grataloup, “Atlante storico mondiale. La storia dell’umanità in 600 mappe”, L’Ippocampo Edizioni, 2023 https://www.ippocampoedizioni.it/libro/9788867228492

[5] https://www.quaker.org.uk/action/peace-education/peace-education-case – Qui il documento integrale in pdf: https://www.quaker.org.uk/documents/peace-at-the-heart. Qui il corso per preparare gli insegnanti a educare i propri studenti alla pace, realizzato in collaborazione con The Open University, “Principles and practices of peace education”, ad accesso gratuito: https://www.open.edu/openlearn/mod/oucontent/view.php?id=145353&section=3

[6] https://www.peaceeduproject.eu/

[7] https://www.peaceeduproject.eu/elementor-3421/

[8] https://school-education.ec.europa.eu/en/discover/news/europe-needs-peace-education.

PS – La United Nations Univertity for Peace ha attivato il “Master of Arts Degree in Peace Education” (https://upeace.org/). Non manca nemmeno una rivista scientifica dedicata, il Journal of Peace Education, che da anni mette in pagina studi e ricerche sulla teoria e la prassi dell’educazione alla pace, coprendo una serie di tematiche in diversi contesti culturali (https://www.tandfonline.com/journals/cjpe20).

Articolo anticipato sulla testata partner “Reputation Today”, n. 47, dicembre 2025; direttore scientifico Isabella Corradini, direttore responsabile Giuseppe de Paoli.

Image by Pete Linforth from Pixabay

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Marco Mozzoni
Direttore Responsabile

1 Comment on "Educare alla pace? Si può, ripartendo (anche) da una informazione “critica” e da noi stessi"

  1. Daniela Mario | 06/01/2026 at 14:48 | Rispondi

    Bellissimo articolo Marco ! Sottoscrivo tutto quello che hai detto ! Soprattutto l’idea che “ la pace tra noi precede quella con noi stessi’ ! Penso che la seconda sia funzione della prima, e non solo per esperienza personale, ma in considerazione del fatto che la nostra natura é prioritariamente sociale !! Grazie dell’augurio di pace per il 2026, che contraccambio con affetto !

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