Idrocefalo normoteso, una patologia sconosciuta; BrainFactor intervista Marco Fontanella

Idrocefalo normoteso, una patologia sconosciuta; BrainFactor intervista Marco Fontanella.I progressi della scienza hanno portato nei secoli ad un aumento della vita media della popolazione e, di contro, un aumento di diverse forme patologiche note con il termine di demenza. Oltre alle forme primarie note per il loro carattere di progressività e impossibilità di cura, come l’Alzheimer e la demenza vascolare, ne esistono altre secondarie che, se diagnosticate in tempo, potrebbero giovare di trattamenti specifici.

L’idrocefalo normoteso (IN), descritto per la prima volta solo 40 anni fa, rappresenta il 2-10% di queste forme di demenza secondaria. Per un breve punto sulla patologia e status della ricerca sull’IN, BrainFactor ha intervistato il Prof. Marco Fontanella (nella foto), docente di Neurochirurgia nelle Scuole di Specialità di Torino, Milano e Brescia. Tra i ruoli assunti durante la sua carriera medica ricordiamo il servizio dal 1993 al 2011come Dirigente Medico presso la Divisione di Neurochirurgia dell’Università di Torino, dapprima come Ricercatore Universitario e Responsabile della Struttura Semplice per la Terapia delle Malattie Vascolari e per il trattamento dell’idrocefalo nel Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino e dal 2007 come Professore Associato. Attualmente dirige il Reparto di Neurochirurgia degli “Spedali Civili di Brescia” con la qualifica di Professore Associato presso l’università della città.

Professore, cosa determina la patologia dell’idrocefalo normoteso e quali sono i sintomi principali?

Attualmente non si conosce ancora cosa determini l’idrocefalo normoteso: è un irrigidimento del tessuto cerebrale con ampliamento dei ventricoli. La malattia si manifesta di solito dopo i 65 anni di età, con progressivi disturbi della deambulazione, disturbi cognitivi ed incontinenza urinaria.

I sintomi sembrano coinvolgere aspetti ben diversi della funzionalità corporea. Per una corretta diagnosi, quindi, è necessario il coinvolgimento di diversi specialisti?

Certamente. Il sospetto di malattia viene posto dal medico di famiglia, ma è necessaria poi la collaborazione di Neurologi, Fisiatri, Neuroradiologi, Neurorianimatori e Neurochirurghi per la diagnosi ed il trattamento di questi pazienti.

L’idrocefalo normoteso è spesso confuso con altre malattie neurologiche come Alzheimer e Parkinson. Perchè?

Come altre malattie neurologiche si presenta con sintomi come disturbi della deambulazione e demenza; i disturbi della deambulazione sono di solito i primi a comparire senza dolore agli arti. E’ comunque necessaria un’accurata diagnosi clinica e neuroradiologica per distinguere le differenti malattie, che hanno trattamenti completamente diversi.

Per l’idrocefalo normoteso si parla di trattamento ma non di terapia. Perchè?

Non ci sono terapie farmacologiche che possano curare l’idrocefalo. L’unico trattamento indicato è il trattamento chirurgico, che risolve in breve tempo la sintomatologia.

Oggi quali sono i trattamenti disponibili per le persone affette da idrocefalo normoteso?

I pazienti vengono trattati con il posizionamento di una derivazione ventricolo-peritoneale, un sistema che permette di drenare il liquor in eccesso dai ventricoli cerebrali alla cavità peritoneale dove viene riassorbito.

Ci sono strutture specializzate nel trattamento di questa patologia in Italia?

Presso gli Spedali Civili di Brescia abbiamo costituito un gruppo di specialisti, tra i quali vorrei menzionare per la Neurologia il Dott. Luca Rozzini, per la Neurorianimatori il Dott. Frank Rasulo, per la Neuroradiologia la Dott. Claudia Ambrosi e per la Fisiatria la Dott. Caterina Sottini, che insieme a noi neurochirurghi si occupa di questa malattia e che può offrire ai pazienti una diagnosi con tecniche avanzate ed un adeguato trattamento.

Si può parlare di prevenzione nel caso dell’idrocefalo normoteso?

Non è al momento nota una prevenzione dell’idrocefalo normoteso, ma è molto importante una diagnosi precoce, poiché un trattamento precoce fornisce i migliori presupposti per un buon risultato.

Prospettive future dal mondo della ricerca scientifica?

Come struttura universitaria siamo molto impegnati nello studio della fisiopatologia dell’idrocefalo, cioè nei meccanismi che portano alla sua formazione, anche in collaborazione con altri enti come, in particolare, l’Università di Torino e l’Università Cattolica di Roma; nello stesso tempo stiamo organizzando uno studio con altri Centri Italiani per migliorare la diagnosi, perché crediamo che siano molti i pazienti che possono giovare del trattamento chirurgico. I pazienti con idrocefalo normoteso trattati chirurgicamente, anche se anziani, possono ritornare ad un’attività sociale e a una qualità di vita ottima ed insperabile senza trattamento.

Intervista di Alessndra Gilardini, Ph.D. (C) BRAINFACTOR 2012 Tutti i diritti riservati

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