Finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il Fondo Italiano per le Scienze Applicate, il progetto nasce all’Università degli Studi di Brescia sotto la guida di Elza Bontempi, ordinario di Fondamenti chimici delle tecnologie presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale.
Lo hanno chiamato Caramel, acronimo di “New Carbothermic Approaches to Recovery Critical Metals from Spent Lithium-Ion Batteries”: prevede l’estrazione di litio, cobalto e altri materiali strategici dalle batterie esauste usando a livello industriale un innovativo “forno a microonde”, a costi inferiori rispetto alle tecnologie esistenti e a migliore efficienza.
Si potrebbe infatti recuperare – sostengono i ricercatori (nell’immagine) – oltre il 90% di litio contenuto, riducendo il consumo energetico del 50% e abbattendo l’impatto ambientale, perché il processo di estrazione attraverso la “cottura a microonde” eliminerebbe l’uso di acidi inorganici limitando l’utilizzo di sostanze inquinanti.
“Una volta implementato su scala industriale – aggiungono – permetterebbe all’Italia, povera di queste risorse, di essere meno dipendente dalle forniture dall’estero: proprio la dipendenza dalle materie prime critiche, come il litio e il cobalto, accentua la vulnerabilità economica e geopolitica del continente europeo”.
Qui la registrazione del “lancio” di Caramel il 25 febbraio scorso a Brescia:
Nell’immagine di Valerio Villa: il gruppo di ricerca

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