“Questo studio sposta l’attenzione dai tradizionali deficit serotoninergici nella depressione ai deficit di attività nervosa nella corteccia prefrontale mediale (mPFC), una regione cerebrale fondamentale per la regolazione dell’umore e dello stress”.
Così i ricercatori italiani del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (NICO) dell’Università di Torino annunciano la pubblicazione Open Access su Scientific Reports del loro nuovo studio che “rivela il meccanismo chiave attraverso il quale la depressione riduce l’attività dei neuroni della mPFC”.
Partendo dall’osservazione nei ratti di una riduzione di eccitabilità dei neuroni piramidali di questa regione cerebrale a seguito di stress cronico, i torinesi hanno rilevato all’analisi elettrofisiologica una minore eccitabilità neuronale dovuta a un “aumento dei meccanismi di adattamento mediati dai canali del potassio”.
In pratica si avrebbe “un innalzamento della soglia di attivazione e un’accentuazione della iperpolarizzazione postuma, due fenomeni che rendono più difficile per i neuroni generare e sostenere potenziali d’azione”, spiegano i nostri.
La PFC è nota per essere una delle aree più interessate dai disturbi depressivi: “questi nuovi dati forniscono una base biologica per comprendere perché alcune terapie mirate come la stimolazione magnetica transcranica risultino efficaci, indicando inoltre i canali del potassio quali potenziali bersagli farmacologici”.
Lo studio:
Rominto, A.M., Montarolo, F., Berrino, L. et al. Depression in mice causes decreased neuronal excitability and enhanced frequency adaptation in medial prefrontal cortex pyramidal neurons. Sci Rep 15, 38402 (2025). https://doi.org/10.1038/s41598-025-22321-7 – Open Access
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