MILANO – Uno studio dell’Università degli Studi di Milano realizzato in collaborazione con le università americane di Yale, di Buffalo e Rockfeller, pubblicato su Nature Reviews Neuroscience, spiega in che modo l’azione dello stress sulle sinapsi del cervello possa favorire l’insorgenza di disturbi neuropsichiatrici e suggerisce una serie di “target” per terapie innovative.
Le sinapsi eccitatorie nel cervello, che utilizzano glutammato come neurotrasmettitore, rappresentano un bersaglio cruciale per l’azione dello stress e dei suoi mediatori. Lo spiegano Maurizio Popoli del Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell’Università degli Studi di Milano, Zhen Yan dell’Università di Buffalo, Bruce McEwen dell’Università Rockfeller e Gerard Sanacora dell’Università di Yale in uno studio pubblicato su Nature Reviews Neuroscience.
Il “paper” discute e integra alcuni recenti studi sui meccanismi con cui stress e glucocorticoidi (i cosiddetti “ormoni dello stress”) modificano le sinapsi e la trasmissione nervosa basate sul glutammato.
Questi studi hanno dimostrato che lo stress induce modificazioni nel rilascio di glutammato (il trasmettitore più abbondante nel cervello), nella funzione dei suoi recettori e nel metabolismo del glutammato in aree cerebrali corticali e sottocorticali, che alterano marcatamente le funzioni cognitive, affettive ed il comportamento.
A seconda della durata e del tipo di eventi stressanti, ma anche dell’età e del sesso degli individui, lo stress può avere alternativamente effetti benefici sulle funzioni cognitive ed affettive oppure indurre effetti nocivi e maladattativi nel cervello, che sono stati collegati allo sviluppo di disturbi neuropsichiatrici.
Il lavoro di Popoli e colleghi suggerisce infine le linee di sviluppo di nuove terapie capaci di minimizzare gli effetti dell’esposizione allo stress sui siti di regolazione della sinapsi glutammatergica: “nuovi farmaci che agiscano sul sistema glutammatergico potrebbero contribuire a risolvere i problemi ancora esistenti nelle terapie basate sui tradizionali farmaci psichiatrici oggi in uso”, ha dichiarato oggi il professore milanese in una nota stampa.
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