Il nome delle cose che non c’erano

Quando le parole inventano il mondo, e il mondo chiede parole per esistere

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.”
— Umberto Eco, Il nome della rosa

1. Il potere della parola: creare, definire, dominare

Dare un nome significa dominare il caos. È la prima operazione mitica del pensiero umano. Nel Genesi, Adamo nomina gli animali prima ancora di comprenderne la natura, come se il linguaggio potesse precedere la conoscenza. In molte culture, il nome è potere: conoscere il vero nome di una cosa — o di un dio — significa accedere alla sua essenza.

Nomina sunt consequentia rerum.”
I nomi seguono le cose, scriveva Tommaso d’Aquino. Ma è davvero così?

La modernità ha rovesciato la relazione. Sono i nomi a creare le cose. Il linguaggio, oggi più che mai, è generativo.

2. Le parole dell’inatteso: la pandemia come fucina linguistica

Dal 2020 in poi abbiamo assistito alla nascita accelerata di parole come infodemia, smart working, distanziamento, long COVID, no-vax, covidiota. Ognuna di esse, più che descrivere, performa: plasma visioni del mondo, suscita giudizi morali, costruisce identità.

Un esempio emblematico è “lockdown”: termine inglese, scelto per la sua durezza sonora, che ha oscurato alternative più dolci (confinamento, chiusura temporanea). Non è neutro: comunica urgenza, controllo, crisi.

Il mondo è finito in uno scroll, e ha trovato riparo in un fonema.”
— Margaret Atwood, Payback

3. MTC: l’arte di nominare senza cristallizzare

La Medicina Tradizionale Cinese è fondata su un linguaggio simbolico e archetipico, che resiste all’urgenza di creare parole nuove. La sua forza sta nella capacità di reinterpretare ogni manifestazione patologica all’interno di un sistema coeso e relazionale.

Un paziente con insonnia, palpitazioni e ansia non riceverà l’etichetta di “disturbo post-traumatico generalizzato”, ma verrà descritto come affetto da una disarmonia tra Cuore e Rene, oppure da un deficit del Sangue che non nutre lo Shen. Il terapeuta non cerca una categoria, ma una relazione tra segni.

La parola in medicina cinese non è diagnosi, ma via d’accesso alla trasformazione.”

Il termine Qi, spesso tradotto banalmente come “energia”, è in realtà un campo semantico fluttuante che può significare respiro, vapore, movimento, intenzione. Non c’è necessità di creare una nuova parola per ogni fenomeno: c’è bisogno di più ascolto, più osservazione, più contesto.

4. I nuovi nomi dell’identità: un lessico in continua lotta

Negli ultimi vent’anni si è imposta una nuova semantica dell’identità: non-binario, gender fluid, neurodivergente, BIPOC, sapiosessuale. Non sono solo etichette: sono dichiarazioni di esistenza, rifiuto dell’invisibilità, rivendicazioni politiche.

Il mio nome è il mio atto di resistenza.”
— Audre Lorde

Questi nomi non sempre nascono in ambito scientifico, ma spesso ci arrivano a posteriori. La scienza li assorbe, li ridefinisce, li rigetta o li certifica, in un movimento continuo tra linguaggio, società e conoscenza.

5. Quando il nome è assente: il dolore senza linguaggio

La sofferenza anonima è la più pericolosa. In medicina, ciò che non ha nome tende a non essere riconosciuto. Le cosiddette “malattie invisibili” — come la fibromialgia, la sindrome da stanchezza cronica, i disturbi psicosomatici — hanno faticato decenni per ottenere uno statuto semantico.

Anche in MTC esistono sofferenze “non dette”: sono gli stagnamenti del Qi, gli “ingorghi emozionali” che non trovano uscita. Qui il linguaggio non cerca di etichettare, ma di accompagnare il processo. Non si dice: “Hai la depressione”, ma “il Cuore è ferito”, “il Fegato trattiene la rabbia”, “il Polmone non lascia andare”.

Il cuore dell’uomo è pieno come una coppa: se trabocca, si ammala.”
Su Wen, cap. 39

6. Citazioni che danno parola al silenzio

Nell’opera di Virginia Woolf, la ricerca del nome per l’inafferrabile è costante. In Le onde, scrive:

Ogni volta che trovo una parola che risuona, qualcosa si ferma dentro di me.”

Anche Emily Dickinson annotava:

Un nome è un seme. Da lì, può nascere un universo.”

E ancora, Italo Calvino, ne Le città invisibili:

Il nome è una città: lo abiti anche quando non ci sei.”

In MTC, ogni nome è legato a un ideogramma che unisce suono, immagine e significato. Il nome diventa simbolo vivo. Ad esempio, il punto Shen Men (門神), “Porta dello Spirito”, non è solo un agopunto sull’orecchio o sul polso: è una soglia, una possibilità di accesso a un’altra dimensione del Sé.

7. Il rischio della moltiplicazione: quando tutto diventa parola

Se ogni esperienza diventa un nome, rischiamo l’effetto contrario: la perdita di significato. Come scriveva Borges:

Arrivò un tempo in cui ogni cosa aveva un nome. Ma nessuno si ricordava più cosa significasse.”

È qui che la MTC offre un’antidoto: non tutto va nominato. Talvolta il silenzio cura più della parola. Talvolta l’ascolto è già diagnosi.

Conclusione: verso una semiotica della guarigione

Nominare è potere. Ma è anche responsabilità. In medicina, nominare significa curare, ma anche rischiare di ridurre. L’integrazione tra medicina occidentale e orientale ci invita a una nuova grammatica della salute: capace di usare il nome come ponte, non come muro.

Le parole sono pietre, ma possono diventare sentieri.”

Oggi più che mai serve un linguaggio che sappia accogliere la complessità del vivente, senza semplificarla. Un linguaggio che non tema la poesia, né l’ambiguità. Un linguaggio che — come accade da millenni nella MTC — sappia che ogni nome è solo l’inizio di un viaggio.

IPHM Paolo G. Bianchi
International Practitioner of Holistic Medicine cod NM3304
Professionista disciplinato legge 4/2013
www.paologbianchi.com

Bibliografia essenziale (aggiornata post-2020)

  1. Crystal, D. (2022). The Stories of English. Penguin Books.
  2. Del Gaudio, E. (2023). “Neologismi e tecnologie: il lessico dell’innovazione”, Lingua e Nuova Didattica, 1(2023).
  3. Hu, X. et al. (2021). “Naming new diseases: The ethics of language in pandemics”, Journal of Medical Ethics, 47(12), 837–842.
  4. Lakoff, G., & Johnson, M. (2021). Metaphors We Live By: Updated Edition. University of Chicago Press.
  5. Lippi, D., & Mazzotti, M. (2022). “Diseases without a name: The epistemology of diagnostic neologisms”, History and Philosophy of the Life Sciences, 44(1).
  6. Tagliapietra, A. (2020). La parola e il virus. Bollati Boringhieri.
  7. Wu, J. (2021). “The Semantics of Qi in Classical Chinese Medicine”, Asian Medicine, 16(2), 233–248.
  8. Zhang, W. (2020). “Traditional Chinese Medical Terminology and the Challenges of Translation”, Chinese Medicine and Culture, 3(4), 207–214.
  9. Eco, U. (1980). Il nome della rosa. Bompiani.
  10. Woolf, V. (2020). Le Onde (Ed. riveduta). Feltrinelli.
  11. Dickinson, E. (2022). Selected Poems. Norton Library.
  12. Borges, J. L. (2021). Finzioni. Adelphi.
  13. Capra, F. & Luisi, P. L. (2020). The Systems View of Life: A Unifying Vision. Cambridge University Press.
  14. Neijing Suwen, edizione commentata (2023). Beijing University Press.

Be the first to comment on "Il nome delle cose che non c’erano"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.