Delle cose nuove: giustizia, equilibrio e dignità nella Rerum Novarum e nella Medicina Tradizionale Cinese

“I have nothing to offer but blood, toil, tears and sweat.”
— Winston Churchill, 13 maggio 1940

“Il lavoro all’uomo è naturale come il volo all’uccello e l’acqua al pesce.”
Mencio, libro VI

Nel maggio del 1891, Papa Leone XIII firmava la sua enciclica Rerum Novarum, destinata a segnare una svolta epocale nel pensiero sociale della Chiesa. Un uomo erudito e lucido, profondamente immerso nei fermenti dell’epoca post-rivoluzionaria, capace di cogliere l’urgenza di un mondo nuovo che si affacciava – spesso tragicamente – alla modernità.

Non era un papa populista, ma un pensatore attento alla condizione materiale e spirituale dell’uomo moderno, dilaniato tra il liberalismo selvaggio e l’utopia socialista. La sua preoccupazione non era solo morale: era strutturale. Il suo intento, quello di restituire dignità, equilibrio e centralità alla persona umana, anche – e soprattutto – dentro il lavoro.

Leone XIII inaugurò così la dottrina sociale della Chiesa, in un momento storico in cui le rivoluzioni industriali avevano già inciso nel corpo della società come malattie latenti: sfruttamento, alienazione, perdita del senso.

Il “nuovo” di cui parlava non era quello della tecnica, ma quello dell’uomo nuovo che occorreva generare per guarire un mondo malato. Il suo sguardo era verticale e orizzontale al tempo stesso: il bene dell’individuo non poteva essere scisso da quello della collettività, e la giustizia sociale era condizione per la salvezza dell’anima.

Oggi, oltre un secolo dopo, l’eco di quel nome – Leone – e la scelta del nome di un nuovo pontefice richiamano alla memoria quella stagione di pensiero. Il nome è già visione, e suggerisce, anche senza proclami, la necessità di una nuova alleanza tra etica, giustizia e dignità. Una fedeltà non alle formule, ma agli orizzonti.

Ed è proprio in questo spirito che si apre un dialogo inedito, ma necessario con la Medicina Tradizionale Cinese, che, come l’enciclica di Leone XIII, parte dall’uomo intero, nel suo corpo e nel suo spirito, per ridefinire un concetto dimenticato di salute: quello che unisce benessere individuale e armonia collettiva, respiro del singolo e equilibrio cosmico.

Non per analogia superficiale, ma per affinità profonda tra mondi sapienziali che, in epoche e linguaggi diversi, hanno saputo indicare la via dell’equilibrio come fondamento della giustizia.

Il lavoro ha segnato l’essere umano non solo come mezzo di sostentamento, ma come elemento fondante della dignità. Nella letteratura, nella filosofia e nelle tradizioni mediche e religiose, il lavoro è più che fatica: è forma, espressione, realizzazione.

Ma cosa succede quando esso degenera in alienazione o sfruttamento? Quando il ritmo vitale viene distorto da dinamiche di squilibrio?

In questo crocevia si collocano due visioni: la Rerum Novarum (1891), enciclica sociale che riflette sulle condizioni degli operai durante la rivoluzione industriale, e la Medicina Tradizionale Cinese, che nei suoi millenni di storia ha sviluppato una visione dell’essere umano come microcosmo inserito in un sistema di relazioni naturali e sociali.

La Rerum Novarum nasce in un mondo disgregato dal capitalismo industriale, in cui l’individuo viene ridotto a ingranaggio. Papa Leone XIII denuncia questa deriva, ma anche l’utopia del socialismo estremo, richiamando alla “giustizia commutativa e distributiva”.

Nella MTC, la salute non è mai un fatto solo organico: è equilibrio tra Yin e Yang, armonia tra organi (Zang-Fu), e tra l’individuo e il suo ambiente.

“Quando le condizioni esterne oppressano il corpo, si genera malattia; quando opprimono lo spirito, si genera disordine.”
Huangdi Neijing, cap. 5

Entrambe le visioni individuano nella relazione (tra individuo e società, tra corpo e ambiente) il nodo della sofferenza e della guarigione. La MTC, in questo senso, può essere letta come un manifesto di giustizia bioenergetica: quando il Qi scorre liberamente, anche la società ne beneficia.

La Rerum Novarum insiste sul lavoro come diritto e dovere, sottolineando che l’uomo ha bisogno di realizzarsi nel fare. La MTC, con altre parole, afferma lo stesso principio: il movimento è essenziale, e il lavoro — fisico o mentale — deve rispettare il ritmo naturale del Qi. L’uomo che lavora senza tregua danneggia il proprio fegato (Gan), sede dell’impulso e dell’organizzazione.

“La rabbia danneggia il Fegato; il troppo lavoro consuma il Cuore.”
Lingshu, cap. 8

Il concetto di “esaurimento da lavoro” non è nuovo: lo si potrebbe rileggere nella moderna sindrome da burnout, ma già i testi classici cinesi lo descrivevano come un “vuoto di Qi” con sintomi precisi: stanchezza cronica, insonnia, irritabilità, problemi digestivi. Non a caso, la Rerum Novarum chiede tempi di riposo, rispetto per la domenica, e condizioni sostenibili.

Leone XIII difende la proprietà privata ma ne subordina l’uso al bene comune. Questo principio può essere associato alla concezione cinese degli organi: ogni Zang (organo Yin) ha un compito individuale, ma lavora per il tutto. Il Cuore non può trattenere il Sangue per sé, così come un polmone non può “accumulare” Qi senza distribuirlo. Ogni accumulo genera stagnazione e malattia.

“Ogni organo ha il suo compito, ma nessuno comanda da solo.”
Huangdi Neijing, cap. 9

Anche la società, secondo Leone XIII, dovrebbe imitare questa fisiologia solidale: il singolo può possedere, ma con il dovere della responsabilità verso l’intero sistema.

La nascita del sindacato nella Rerum Novarum è una forma di auto-regolazione del sistema sociale, come lo è il percorso del Qi Wei, il sistema difensivo in MTC. Entrambi i sistemi prevedono un’organizzazione non verticistica, ma circolare e relazionale, che reagisce agli attacchi esterni (invasioni climatiche o ingiustizie sistemiche).

La MTC, attraverso le sue antiche tecniche, lavora per ripristinare un equilibrio perduto: non cura solo il dolore, ma riattiva il dialogo interno tra le parti del corpo. Il sindacato, nella visione di Leone XIII, agisce analogamente: ridà voce ai soggetti più silenziati, in un organismo sociale in cui tutti devono poter esprimere il proprio “soffio vitale”.

Se si dovesse riassumere il messaggio comune della Rerum Novarum e della MTC, potremmo dire che entrambi i sistemi parlano della necessità di un equilibrio dinamico.

La giustizia, come la salute, non è uno stato fisso, ma un continuo riadattamento tra istanze diverse, tra forze opposte.

“Non v’è libertà senza giustizia, né salute senza armonia.”

In un tempo in cui la medicina lotta per integrare il corpo con l’ambiente, la mente con il contesto sociale, queste due prospettive possono dialogare in profondità. La Rerum Novarum ci re-invita a costruire una società che non ammali l’uomo; la MTC ci insegna che ogni squilibrio sociale può diventare patologia se non viene letto, compreso, trasformato.

IPHM Paolo G. Bianchi
International Practitioner of Holistic Medicine cod NM3304
Professionista disciplinato legge 4/2013
www.paologbianchi.com

Bibliografia post-2020 (selezione)

  1. Pontificia Commissione Giustizia e Pace. (2021). Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (ed. aggiornata).
  2. Wang, Y., Zhang, D., & Liu, Y. (2021). Traditional Chinese Medicine and Social Health. Journal of Integrative Medicine, 19(5), 327–335.
  3. Zhao, L., et al. (2022). The role of Traditional Chinese Medicine in chronic stress-related conditions. Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, Article ID 202271.
  4. Li, H., Sun, J., & Zhou, Y. (2023). Qi and the Socio-Energetic System: A Review of Systemic Models in TCM. Chinese Journal of Integrative Medicine, 29(2), 123–130.
  5. Bressan, A. (2020). Etica e medicina: ponti tra corpo e società. Studi Interdisciplinari su Religione e Scienza, 8(3), 45–62.
  6. Fan, R. (2022). The Confucian View of Labor and Human Flourishing. Journal of Chinese Philosophy, 49(1–2), 112–130.

Foto di Jeriden Villegas su Unsplash

1 Comment on "Delle cose nuove: giustizia, equilibrio e dignità nella Rerum Novarum e nella Medicina Tradizionale Cinese"

  1. Grazie infinite per questo meraviglioso articolo!
    Giustizia Olistica è da 10 anni che cerca di diffondere questa cultura attraverso la difesa dei diritti, che è il passaggio obbligato per difendere gli esseriumani e creare società giuste e che non ammalino.
    Buon lavoro e buon percorso!
    Avv.Margherita Iantosca Ruggeri
    Giustizia Olistica, la voce degli invisibili.
    https://www.giustiziaolistica.it/

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