Psicologi verso un nuovo codice deontologico

Non è passato molto tempo dall’ultima revisione del Codice Deontologico delle Psicologhe e degli Psicologi Italiani. Correva l’anno 2023: entrava in vigore il 1 dicembre, dopo l’attesa del pronunciamento del TAR in merito a un ricorso di alcuni iscritti con richiesta di “sospensiva sul referendum”.

Oggi il Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (CNOP) fa sapere che, “alla luce delle trasformazioni normative, sociali, scientifiche e professionali, e del confronto con i principali Codici deontologici internazionali”, anche al fine di “rendere più omogenea, trasparente ed efficace l’azione disciplinare sull’intero territorio nazionale”, prenderà a breve il via “P.R.O.Digit.”, il Programma per la revisione, l’organizzazione e la digitalizzazione della funzione deontologica e disciplinare.

“Si tratta di un intervento strategico di ampia portata”, si legge in una nota stampa, che “si articola in tre linee principali: revisione partecipata del Codice Deontologico, attraverso strumenti digitali e il coinvolgimento attivo degli iscritti; aggiornamento della piattaforma nazionale dei casi disciplinari, in coerenza con le normative vigenti e i sistemi europei; supporto organizzativo alla funzione disciplinare dei Consigli territoriali, per favorire qualità istruttoria e uniformità applicativa”.

Tempi? In estate verrà attivata una “piattaforma dedicata al processo partecipativo che coinvolgerà stakeholder e, a seguire, tutti gli iscritti all’Albo sui temi che si ritengono necessari e strategici per la revisione della struttura del Codice”. Tra questi: onorari ed “equo compenso”, segreto professionale, supervisione, “relazioni personali con pazienti ed ex pazienti”, ricerca scientifica, nuove tecnologie e intelligenza artificiale.

“La revisione del Codice non è un’operazione formale, ma un passaggio identitario per la professione – commenta la presidente del CNOP Maria Antonietta Gulino –, un’occasione per esplicitare i principi etici che guidano le decisioni nei contesti complessi e nelle tensioni tra autonomia professionale, tutela e responsabilità sociale”.

“La partecipazione attiva di tutte e tutti è fondamentale per garantire un processo realmente condiviso, trasparente e metodologicamente fondato; la forza di una professione si misura nella capacità di interrogarsi, evolvere e costruire insieme le proprie regole”, conclude. A tal fine è già in programma una serie di webinar di informazione e “riflessione critica”, gratuiti e aperti a tutti.

Qui il programma:

Foto di Ricardo Loaiza su Unsplash

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