Allenare il cervello prima del gesto: immaginazione motoria, anticipazione e prestazione nel tennis


ABSTRACT – L’immaginazione motoria (Motor Imagery, MI) rappresenta un processo neurocognitivo attraverso cui il cervello simula azioni in assenza di esecuzione fisica. Le evidenze neuroscientifiche mostrano una sostanziale sovrapposizione tra i network coinvolti nell’immaginazione e quelli attivi nel corso del movimento reale. Nel tennis, disciplina caratterizzata da elevata complessità percettivo-cognitiva, la prestazione emerge dall’interazione tra percezione, decisione e azione. In un simile contesto, la MI contribuisce all’ottimizzazione del gesto tecnico e al potenziamento dei processi anticipatori e del timing. Il contributo propone una lettura integrata dei meccanismi neurofisiologici della MI e delle sue applicazioni nello sport delle racchette, interpretandola come strumento di pre-attivazione del sistema percezione–azione.

Parole chiave: Immaginazione motoria; tennis; anticipazione; controllo motorio; percezione–azione.

Abstract

Motor imagery (MI) is a neurocognitive process through which the brain simulates actions in the absence of physical execution. Neuroscientific evidence indicates a substantial overlap between the neural networks involved in motor imagery and those activated during actual movement. In tennis, a sport characterized by high perceptual-cognitive demands, performance arises from the interaction between perception, decision-making, and action. Within this framework, MI contributes to the optimization of technical skills as well as to the enhancement of anticipatory processes and timing. This paper provides an integrated account of the neurophysiological mechanisms underlying MI and its applications in racket sports, interpreting it as a tool for the pre-activation of the perception–action system.

Keywords: Motor imagery; tennis; anticipation; motor control; perception–action

Il cervello che anticipa l’azione

L’immaginazione motoria è definita come la rappresentazione mentale di un movimento in assenza di esecuzione fisica (Driskell et al., 1994). Tuttavia, le evidenze neuroscientifiche mostrano che si tratta di un processo attivo, in cui il cervello simula l’azione coinvolgendo un network distribuito che include corteccia premotoria, area motoria supplementare, cervelletto e gangli della base (Hétu et al., 2013).

Nel corso della simulazione mentale, si osserva una modulazione dell’eccitabilità corticospinale, interpretata come una preparazione del sistema motorio all’azione (Lebon et al., 2012). Trattasi di un dato che si inserisce all’interno di una prospettiva più ampia, secondo cui il cervello opera come un sistema predittivo, impegnato nella costruzione continua di modelli anticipatori degli stati futuri del corpo e dell’ambiente (Kilner et al., 2007).

Immaginare un movimento significa, di fatto, testare e ottimizzare l’azione prima della sua esecuzione, attraverso la simulazione delle conseguenze sensoriali del gesto (Figura 1) (Kilteni et al., 2018).


Figura 1. Rappresentazione schematica dell’immaginazione motoria nel tennis: il gesto viene simulato a livello neurale prima dell’esecuzione, attraverso una rappresentazione interna che anticipa l’azione.

Immaginare il movimento: una costruzione multisensoriale

L’immaginazione motoria non si riduce a una semplice visualizzazione: trattasi, invece, di un processo multisensoriale in cui componenti visive e cinestesiche contribuiscono alla costruzione dell’azione. La dimensione visiva riguarda la configurazione spaziale del gesto, mentre quella cinestesica è legata alle sensazioni corporee associate al movimento, come tensione muscolare e percezione dello sforzo (Callow & Waters, 2005).

La prospettiva adottata, in corso di simulazione, introduce ulteriori differenze funzionali. L’esperienza, in prima persona, consente una maggiore integrazione con i sistemi di controllo motorio, mentre l’osservazione dall’esterno favorisce una rappresentazione più distaccata dell’azione (Ridderinkhof et al., 2015). Negli atleti esperti, si osserva una prevalenza di modalità cinestesiche e prospettive interne, maggiormente coerenti con l’organizzazione del movimento (Moran et al., 2012).

La qualità dell’immaginazione, in termini di vividezza, risulta associata all’attività di aree cerebrali coinvolte nell’integrazione multisensoriale e nella consapevolezza corporea (Guillot et al., 2009).

Dal cervello al muscolo

L’allenamento con immaginazione motoria produce effetti osservabili sul sistema neuromuscolare. Studi sperimentali mostrano una modulazione dell’attività dei muscoli agonisti e antagonisti, accompagnata da un miglioramento della coordinazione e da incrementi di forza attribuibili a processi di adattamento centrale (Slimani et al., 2016; Yao et al., 2013). Parallelamente, la MI favorisce fenomeni di plasticità neurale e rafforza la connettività tra aree motorie e sensoriali, rendendo più efficiente l’integrazione delle informazioni. Le evidenze mostrano, inoltre, una stretta relazione tra rappresentazioni mentali dell’azione e organizzazione dei network motori (Ruffino et al., 2016; Hardwick et al., 2018; Di Rienzo et al., 2014). Il sistema dei neuroni specchio consente la rappresentazione interna dell’azione anche in assenza di esecuzione diretta, facilitando i processi di apprendimento e imitazione (Rizzolatti & Craighero, 2004).

Dove si dirige l’attenzione

L’efficacia dell’immaginazione motoria risulta strettamente legata al focus attentivo. L’orientamento dell’attenzione verso gli effetti del movimento sull’ambiente favorisce prestazioni più efficienti rispetto a un’attenzione centrata sui segmenti corporei (Wulf et al., 1998; Wulf, 2013).

Secondo la “constrained action hypothesis”, un controllo eccessivamente consapevole del movimento interferisce con i processi automatici, riducendo l’efficienza dell’azione. Diversamente, un focus esterno consente una modalità di controllo più fluida e automatizzata (Wulf, 2013).

Nel contesto dell’immaginazione, tale orientamento permette di rappresentare l’azione in termini funzionali, facilitando la simulazione degli effetti del gesto.

Tennis: un sistema percezione–azione

Il tennis rappresenta un contesto in cui la prestazione si costruisce attraverso dall’interazione continua tra percezione, decisione e azione. Nel corso di uno scambio, l’atleta elabora informazioni visive, anticipa le intenzioni dell’avversario e organizza la risposta motoria in tempi estremamente ridotti (Williams et al., 2011).

Gli atleti esperti utilizzano segnali precoci del movimento dell’avversario per anticipare la traiettoria della palla, basandosi su indizi legati alla postura e alla preparazione del colpo (Abernethy, 1990; Müller & Abernethy, 2012; Farrow & Reid, 2012). Percezione e azione risultano così strettamente accoppiate all’interno di un sistema dinamico in cui l’informazione visiva guida direttamente l’organizzazione del movimento (Williams et al., 1999). La prestazione non deriva, quindi, dalla sola esecuzione tecnica, ma dalla capacità di coordinare informazioni percettive e risposte motorie in modo anticipatorio.

Il servizio: quando il tempo appartiene all’atleta

Il servizio rappresenta una delle rare situazioni in cui l’atleta può preparare l’azione prima della sua esecuzione. La prestazione emerge dall’interazione tra velocità, precisione e regolarità del colpo (Brody, 2003; Davids et al., 2006). Nelle sessioni di training, l’integrazione dell’immaginazione motoria risulta associata a miglioramenti significativi della prestazione al colpo di inizio gioco, con effetti sulla stabilità del gesto e sulla qualità dell’esecuzione (Guillot et al., 2015; Fortes et al., 2019). La simulazione mentale contribuisce a rafforzare i pattern motori e a ottimizzare la coordinazione intersegmentaria, favorendo una maggiore consistenza prestativa.

Il servizio diventa così uno spazio privilegiato in cui il cervello può anticipare e organizzare il movimento prima della sua realizzazione.

Anticipare e sincronizzare

Nel tennis, la prestazione dipende, in modo critico, dalla capacità di anticipare e coordinare temporalmente l’azione. L’anticipazione consente di iniziare il movimento prima che la traiettoria della palla sia completamente definita, mentre il timing riguarda la sincronizzazione tra movimento e impatto. Un timing efficace emerge dall’interazione tra percezione precoce, preparazione motoria e coordinazione segmentaria. L’immaginazione motoria assume un ruolo funzionale nella pre-attivazione del sistema percezione–azione, contribuendo non solo alla preparazione del gesto, ma anche alla regolazione dinamica e spaziale del movimento. Il vantaggio prestativo si costruisce prima dell’azione visibile.

Conclusioni

L’immaginazione motoria rappresenta un processo attraverso cui il cervello anticipa e organizza l’azione prima della sua esecuzione. Nel tennis, la prestazione si configura come risultato della sinergia tra simulazione interna, processi anticipatori e coordinazione temporale.

In ambito applicativo, l’impiego dell’immaginazione motoria può essere integrato nelle routine di allenamento attraverso brevi sequenze di simulazione del gesto, orientate agli effetti dell’azione e coerenti con le richieste percettive del contesto di gioco. La pratica immaginativa, se associata a condizioni di realismo temporale e sensoriale, consente di preparare il sistema motorio e di facilitare i processi anticipatori che precedono l’esecuzione.

Nei contesti di allenamento, l’utilizzo della MI consente di intervenire sui meccanismi alla base del controllo motorio, contribuendo a una maggiore efficienza del sistema percezione–azione. Allenare il gesto implica, sempre più, allenare i processi neurali che lo rendono possibile.

Michele Perniola
Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP), Roma

Massimo Todeschi
Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP), Roma

Ines Maizzi
Neuroscienziata, Ginosa (TA)

Rodolfo Lisi
Istituto Magistrale Marco Terenzio Varrone, Cassino (FR)

Corrispondenza:
rodolfo.lisi@libero.it

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Foto di Valentin Balan su Unsplash

BFJ BrainFactor Journal – Num. 18 Vol. 1

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