Abstract
Humanoid robots resemble people and in the future they seamlessly integrate into environments designed for humans. The human-like form and their ability to mimic our behavior lead us to relate to them as if they are proper human, much more than with any other kind of robotic technology. They will be introduced in more and more different fields of society (industry, healthcare, education, customer service, home care). For this very reason, their development and implementation will have to be guided by principles of transparency, accountability and respect for fundamental human rights. All this, require interdisciplinary collaboration. It is probably reasonable to think of not accelerating their integration into society before engaging the emerging ethical issues.
I robot umanoidi assomigliano alle persone e in futuro si integreranno perfettamente negli ambienti progettati per gli esseri umani. La forma umana e la loro capacità di imitare il nostro comportamento rendono naturale per noi relazionarci con essi come se fossero umani, molto più che con qualsiasi altro tipo di tecnologia robotica. Verranno introdotti in ambiti sempre più diversi (industria, sanità, istruzione, servizi di assistenza ai clienti, assistenza domestica). Proprio per questo, il loro sviluppo e la loro implementazione dovranno necessariamente essere guidati da principi di trasparenza, responsabilità e rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo. Tutto ciò richiede una collaborazione interdisciplinare. Probabilmente è ragionevole pensare di non accelerarne l’integrazione nella società, prima di affrontare le questioni etiche emergenti.
1 – Premessa
La presenza dei robot nella nostra società è un fatto ormai acquisito seppure molti sono i temi dibattuti non soltanto sul versante specificamente tecnologico ma anche sotto i profili etico-sociali. L’approfondimento che segue, verte principalmente su una categoria di essi ovvero su quelli “umanoidi”, così definiti perché non soltanto antropomorfi ma perchè replicanti l’intera forma umana e parte dei movimenti, rappresentanti una delle frontiere più avanzate della robotica in termini di versatilità e potenzialità, nonché caratterizzati da una incredibile indistinguibilità estetica. Fondamentalmente, la costruzione di un robot umanoide è finalizzata a generare una struttura complessa, idonea a operare in ambienti in cui vive e lavora l’uomo ma soprattutto a svolgere anche più compiti stante la pressante esigenza di mercato di disporre di assistenti con caratteristiche universali per supportare e integrare i settori della produzione e dei servizi. L’integrazione con l’IA poi, lo rende ulteriormente performante dal momento che l’affiancamento di funzioni algoritmiche di machine learning permettono di acquisire ulteriori capacità, migliorando così le prestazioni. Inizialmente il loro inserimento è stato predisposto e attuato principalmente nel contesto industriale. Nel giro di pochi anni, la loro progettazione e lo sviluppo hanno attratto finanziamenti e risorse altissime, giustificate in parte da fattori di natura tecnologica (naturale sviluppo software e hardware) e in parte da previsioni socioeconomiche (carenza strutturale di manodopera specializzata, invecchiamento forza lavoro e ricambio generazionale insufficiente nelle professioni tecniche). Ma quello che emerge è una straordinaria versatilità di impiego in settori industriali, nell’assistenza sanitaria, nell’ausilio domestico, nella didattica e in altri campi ove fino a solo pochi anni sarebbe stato inimmaginabile un loro inserimento. Resta da circoscrivere un perimetro di idee, capacità d’azione e di norme che ne regolino la coesistenza con noi.
2 – Definizione e caratteristiche dei robot umanoidi
Tra le numerose definizioni attualmente disponibili, quella che viene preferita perché ritenuta più aderente è sicuramente quella proposta dall’International Federation of Robotics (IFR) secondo la quale un robot umanoide è: “un robot con aspetto estetico simile a quello umano (tipicamente con due braccia con mani, due gambe, busto e testa) capace di eseguire compiti in un ambiente progettato per gli esseri umani senza la necessità di adattarlo” [1]. Questa concettualizzazione si basa essenzialmente su tre caratteristiche tipiche, costituite da:
- Forma antropomorfa (ovvero struttura bipede, braccia e mani):il design familiare a due braccia e due gambe non è solo estetico. È funzionale e consente al robot di utilizzare intuitivamente gli strumenti umani, salire e scendere le scale, azionare macchinari e lavorare in spazi dimensionati per le persone, riducendo al minimo la necessità di costosi interventi di adeguamento ambientale.
- Coordinazione di tutto il corpo e alti gradi di libertà: un alto livello di prestazioni di coordinamento può determinarsi solo attraverso un elevato numero di gradi di libertà (DoF), ovvero le articolazioni mobili del robot. Ad esempio, i modelli più avanzati presentano elevatissimi gradi di libertà e mani bioniche, che consentono una destrezza simile a quella umana e il movimento preciso e coordinato necessario per compiti complessi e non strutturati.
- Percezione avanzata e IA integrata per l’azione autonoma: per muoversi e agire autonomamente, questi robot devono percepire e comprendere l’ambiente circostante. Ciò è reso possibile dall’IA integrata e dalla fusione di sensori, che combinano visione stereoscopica, tatto e percezione uditiva simili a quelle umane con una notevole potenza di calcolo integrata. Architetture come i più recenti modelli adottati, sono in grado di elaborare molti dati in tempo reale, consentendo funzionalità estese, quali la manipolazione autonoma su elevati gradi di libertà.
Nel complesso, tali caratteristiche evidenziano la capacità di eseguire molteplici compiti, grazie anche al potenziamento di abilità sensoriali quali la vista, l’udito, il tatto e l’interazione esseri umani-ambiente, molto simili a quelle umane. Si tratta sostanzialmente di concetti e parametri che risultano inseriti nella norma ISO 8373:2021 [2]. Permane l’obiettivo di migliorare e potenziare le potenzialità di “intelligenza artificiale generale” o Artificial General Intelligence (concetto mutuato da general intelligence in psicologia cognitiva), termine indicativo di capacità avanzate di percezione semantica, comprensione dell’ambiente e degli oggetti e più in generale di un apprendimento di abilità altamente generalizzato che possa somigliare a quello umano, ottenibile con uno sviluppo ulteriore dell’intelligenza artificiale. L’AGI dunque ambisce a strutturare in un sistema software ciò che il fattore g rappresenta per la mente umana, ovvero un meccanismo generale capace di affrontare molteplici problemi grazie ad una capacità di apprendimento e di ragionamento non limitate a uno specifico dominio [3]. Seppure la diffusione dei robot umanoidi prosegua a un ritmo sicuramente importante, così come gli studi e le sperimentazioni in diversi ambiti applicativi, non così può dirsi relativamente alla commercializzazione di massa che è ancora incompleta perché ci sono degli obiettivi fondamentali ancora da raggiungere, sui quali si sta lavorando in maniera sostenuta. Tra questi il controllo stabile di tutto il corpo, ancora da perfezionare dal momento che la loro stabilità si basa su modelli di contatto intermittente dei piedi con il terreno e ne consegue che eventuali imprecisioni di tali modelli o interferenze dovute principalmente a irregolarità del terreno o a immediata variabilità di operazioni o di interazioni uomo-robot, potrebbero comportare problematiche di stabilizzazione anche compromettenti. A questo singolo aspetto si affianca quello più complesso dell’integrazione tra sistemi. Stante l’operatività in ambienti complessi e dinamici è indispensabile ottenere dei miglioramenti di performance in termini di mobilità, flessibilità, affidabilità, capacità di carico e durata della batteria. Si tratta di esigenze concrete che impongono una implementazione tra i vari sistemi e la progettazione/realizzazione di soluzioni di alto livello integrativo. Complessivamente alla base resta l’idea di migliorare l’interazione uomo-robot in vista dell’obiettivo probabilmente più importante, ovvero quello di integrarsi nella società e svolgere ruoli caratterizzanti non soltanto in ambito lavorativo ma anche domestico, dovendosi confrontare con sfide di alto profilo. Per ottenere tali obiettivi è essenziale che il robot interpreti in maniera minuziosa le emozioni umane, cercando di replicarne gli effetti, attraverso movimenti facciali, toni di voce e gesti chiari. Per realizzare tali standard di coinvolgimento psudo-emotivo è indispensabile disporre di tecnologie di percezione e controllo altamente sofisticate, integrate da sistemi multifunzione di pari livello [4].
3 – Principali applicazioni settoriali
Industria. In questo settore i robot umanoidi si stanno evolvendo rispetto ai primi prototipi, assumendo un profilo di sistemi integrati che supportano cicli industriali. Ciò si è reso possibile grazie a tecnologie abilitanti quali ad esempio: avanzamenti in meccatronica (attuatori compatti ad alta potenza, giunti snodati multipli), controllo dell’equilibrio e della locomozione, algoritmi che consentono di camminare e salire le scale) manipolazione avanzata (mani robotiche con dita multiple a scatto). Si pongono cioè come “operai robot” in grado di muoversi all’interno di impianti, impiegare utensili, rifornire linee operative, operando in aree ove la presenza di scale, porte e scaffali sono elementi con i quali interagiscono agevolmente, ma soprattutto con applicazioni continue di lavoro 24/7 (anche in ambienti pericolosi e in turni notturni) [5]. Circa gli impatti occupazionali, occorrerà valutare attentamente i limiti entro i quali operare affinchè l’introduzione della robotica umanoide possa costituire una complementarietà uomo-macchina e non porti a una sostituzione dei lavoratori. Anche l’aspetto della sicurezza sul lavoro potrebbe beneficiarne atteso che la loro introduzione ha fatto registrare finora una riduzione degli infortuni in taluni impianti produttivi [6], seppure paradossalmente sono stati registrati rischi legati a malfunzionamenti di tipo tecnico tali da rappresentare potenziali nuovi pericoli. Positivamente valutati anche gli impatti ambientali di tipo diretto (consumo energetico operativo) e indiretto (produzione robot, manutenzione, fine vita), dati questi che portano a ulteriori considerazioni circa l’evoluzione degli insediamenti produttivi verso modelli di dark factory (stabilimenti produttivi senza illuminazione, ove le operazioni vengono interamente svolte, giorno e notte, da sistemi integrati di robotica e di intelligenza artificiale, senza intervento dell’essere umano), condotte con le conseguenti implicazioni sotto il profilo energetico ed economico della riduzione dei consumi [7].
Insegnamento / didattica. Di particolare interesse risulta il loro inserimento nel settore dell’insegnamento, come evidenziato da una ricerca pubblicata nel 2024 presso l’Università di Maribor (Slovenia). I ricercatori sono partiti da studi pregressi (comunque conclusi negli ultimi anni) che sottolineavano un atteggiamento prevalentemente positivo da parte degli insegnanti nei confronti delle nuove tecnologie in classe, seppure l’introduzione dei robot umanoidi rappresenti, allo stato, un cambiamento pedagogico significativo che segna una novità di gran lunga superiore a quelle finora accettate. Novità che necessitano un coinvolgimento degli stessi docenti, per comprendere a fondo il loro punto di vista, ritenuto essenziale. Altri studi avevano già evidenziato livelli diversi di preparazione tra il corpo docente, diverse preoccupazioni e differenti approcci a un’interazione con robot in classe specie per le scuole primarie e secondarie, seppure gradatamente si siano aperti ad essi come strumento di supporto alla didattica ritenendoli addirittura molto utili specie con riferimento a programmi rivolti a studenti con disabilità. Su tali basi, la ricerca ha incentrato il suo focus sull’esplorazione degli atteggiamenti dei docenti e identificare i fattori chiave che ne influenzano la preparazione ad adottare tali tecnologie. Per raggiungere gli scopi prefissati l’indagine ha esplorato alcuni quesiti, cercando di capire quale sia attualmente il livello di preparazione generale da parte degli insegnanti all’uso dei robot; quale sia la loro preparazione in ragione del diverso status professionale; nonché in ragione del diverso livello di insegnamento raggiunto. Gran parte dei risultati ottenuti hanno evidenziato un cauto ottimismo nell’accettazione dei robot in classe, nell’esplorazione del loro potenziale anche se, permangono incertezze negli aspetti pratici relativi all’interazione con gli studenti, per gli impatti sul loro sviluppo educativo, mentre appaiono positive le proposte tendenti a diversificare le metodologie educative in prospettiva a mirate esigenze. Quanto sinora fatto rappresenta un primo passo per valutare al meglio le opportunità offerte sul versante educativo/formativo e accogliere una nuova fase tecnologica che presenta molti aspetti da migliorare [8]. Altra ricerca, presentata nel corso del 2nd International Conference on Computer Science and Computational Intelligence 2017 a Bali (Indonesia), è stata sviluppata e incentrata sullo sviluppo di una tipologia di robot umanoide per l’insegnamento della matematica di base e l’intrattenimento degli studenti, utilizzato a livello sperimentale. Progettato per rispondere a esigenze multiple, in grado di giungere a risposte attraverso la conversazione anche in ambienti rumorosi, contestualmente sono stati sviluppati moduli didattici idonei a farlo interagire con gli studenti con modalità molto simili a quella naturale e sulla base di approcci psicologici pre-elaborati. Destinato principalmente ad essere usato nell’ambito delle scuole primarie, il robot era in grado di rilevare il volto dell’utente/studente, accettare comandi in forma di frase per eseguire conseguenti azioni quali risposta a domande o fornire tutorial per varie attività. Seppure con i limiti dovuti alle applicazioni e ai sistemi usati nel periodo (2017), è stato riscontrato che l’accuratezza media per il riconoscimento corretto era del 73% mentre la percentuale delle risposte corrette e idonee era del 63,3%. Risultati considerati positivi si sono registrati dall’ausilio fornito dai robot umanoidi nelle discipline STEM avendo osservato una particolare versatilità nella risoluzione di problemi e dell’insegnamento di capacità di problem solving specie in contesti di gruppo. E’ del tutto evidente che dal punto di vista psicologico-didattico, la didattica di una scuola elementare con l’utilizzo dei robot possa risultare insolita per tutta una serie di ragioni etiche anche legate ad un eventuale coinvolgimento emotivo che potrebbe innescarsi nell’interazione tra studente e robot, trattandosi di esperienze nuove e senza molti precedenti. Per questo l’inserimento in questo contesto non può avvenire senza un idoneo coordinamento con studi eseguiti da scienziati, esperti delle discipline sociali, esperti di etica e delle comunità accademiche [9]. Nel mese di marzo 2026 una società di consulenza operante nel settore delle piattaforme digitali per la robotica ha riassunto i principali prodotti nel settore dell’insegnamento, presenti sul mercato, distinti in relazione alla loro specifica destinazione d’uso evidenziando anche caratteristiche, punti di forza e criticità. A prescindere dai dati meramente statistici, elaborati in funzione della commercializzazione è interessante notare le numerose tipologie d’uso studiate appositamente per il settore didattico, così come di seguito riepilogate.
Destinati a essere affiancati agli insegnanti, sono configurati per essere in grado di:
- svolgere lezioni strutturate (esercizi con il vocabolario, problemi di matematica, dimostrazioni scientifiche);
- rispondere alle domande (risposte in tempo reale agli studenti basate sull’intelligenza artificiale);
- gestione delle attività ripetitive (presenze/assenze, somministrazione test/esercizi/verifiche, allo scopo di snellire le attività degli insegnanti);
- supporto multilingue (alcuni in grado di interagire in più di venti lingue).
Destinati a fungere da tutor e assistere gli studenti quali compagni di classe hanno la capacità di:
- esercitarsi nella lettura ad alta voce con i lettori più riluttanti;
- fornire ripetizioni pazienti senza esprimere giudizi;
- incoraggiare gli studenti più esitanti a partecipare alle attività di classe.
In ausilio per studenti con disabilità, risultano particolarmente utili per:
- il supporto allo spettro autistico (allenamento all’attenzione congiunta, riconoscimento emozioni);
- le abilità motorie (l’interazione fisica con i robot aiuta i più piccoli allo sviluppo della motricità fine e grossolana);
- la logopedia (insegnamento nella pronuncia e nelle abilità di conversazione);
- la regolazione emotiva (le risposte coerenti del robot aiutano i più piccoli a gestire le emozioni).
Di pari interesse le criticità su diversi piani di valutazione e le riserve di natura etica. Tra queste l’effetto novità (è stato riscontrato che l’entusiasmo iniziale diminuisce dopo 2/4 settimane; l’affidabilità tecnica (a volte presentano dei malfunzionamenti, connessione saltuaria alla rete, riconoscimento vocale da perfezionare, durata batterie limitata); carico di lavoro per gli insegnanti (l’ingresso dei robot presuppone adeguata preparazione tecnologica); vincolo produttore/fornitore (permangono rischi per l’istituto scolastico di una dipendenza dagli ecosistemi hardware e software specifici forniti dalla singola azienda); protezione dei dati (essendo dotati di telecamere e microfoni raccolgono dati sensibili che devono essere processati e raccolti secondo le norme in vigore); attaccamento emotivo (evitare lo sviluppo di legami emotivi inappropriati con i robot); tempo trascorso (l’interazione protratta non deve sostituire lo sviluppo sociale consueto); equità (possibilità di usufruire di pari livelli di tecnologia a scuole con diversi budget); bias algoritmici (monitoraggio dei sistemi per evitare la formazione di errori sistemici dell’AI destinati a produrre risultati distorti) [10].
Assistenza personale / domestica / sanitaria. E’ uno dei settori in cui i produttori si mostrano particolarmente interessati, consapevoli che sfruttare il segmento dell’ausilio nella vita domestica possa consentire di mettere a frutto positivamente gli investimenti finora programmati. Sono già in produzione robot che fungono da assistenti personali, con capacità organizzativa di appuntamenti e interazione con ambiti professionali sempre più diversificati, altri in grado di supportare nelle faccende domestiche spaziando dalla pulizia degli ambienti alla preparazione di alimenti in cucina ma anche capaci di fornire adeguata compagnia in casa, intrattenere i bambini nelle attività ludico-didattiche e fornire adeguata assistenza ad anziani e disabili. Quest’ultimo ambito ovvero quello sanitario assistenziale potrebbe rappresentare una vera e propria rivoluzione nel mondo sanitario. Molti ospedali stanno già utilizzando (seppur a livello sperimentale) robot umanoidi dotati di IA, con sembianze umane nel settore della logistica (per sopperire ai fenomeni di burnout del personale) ma anche in attività di segreteria e di front office. I centri di riabilitazione li utilizzano sia per il controllo dei dispositivi ma anche per assistere i pazienti e incoraggiarli duranti la fisioterapia. Le strutture per anziani invece li stanno testando per offrire compagnia e alleviare la solitudine [11]. Interessanti in tal senso appaiono gli spunti di riflessione proposti da alcuni relatori presenti nel corso dell’Humanoids Summit 2024 che si è svolto nel mese di dicembre del 2024 in California [12]. Tra questi, alcuni relatori hanno sollecitato in via prioritaria, la risoluzione degli aspetti di sicurezza degli umanoidi (anche per evitare che il robot in ambulatorio o in reparto possa cadere accidentalmente sui pazienti e che i dati sensibili raccolti siano trattati in conformità alle normative) [13]; sono emerse perplessità su un loro “uso sostenibile” in ambienti sanitario/ospedalieri che comunque comprendono una pluralità di impieghi [14]; altri interventi hanno sottolineato l’importanza di costruire degli standard globali di riferimento ormai improrogabili, per l’impiego nei reparti [15]. L’impatto su alcuni profili di impiego è finora risultato decisamente positivo: è questo il caso di alcune tipologie di robot usati per le consegne di forniture, attività di routine e svolgimento di mansioni tra un reparto e l’altro (anche in presenza di attraversamento di porte, uso di ascensori, prelievo di materiale in magazzino). Analoghi risultati provengono dalla loro sperimentazione nell’interazione con pazienti alla reception o al triage e nel controllo dei parametri vitali. L’ambito più ristretto dell’assistenza domiciliare fa emergere ulteriori e diverse considerazioni. Questo perché l’ambiente dove i robot umanoidi devono operare ha diverse caratteristiche (non strutturato, presenza di ostacoli, presenza di animali domestici). Eppure nonostante ciò le possibilità offerte sono incredibilmente valide: i più recenti umanoidi si presentano con volti espressivi, capacità di dialogo in diverse lingue, capacità di fare visita a persone e intrattenere conversazioni piacevoli per allietare la loro giornata, possibilità di rilevare parametri vitali e di aiutare eventuali operatori sanitari in casa. Queste potenzialità positive, in un futuro caratterizzato da fenomeni demografici di invecchiamento globale e elevata richiesta di operatori sanitari specializzati, rappresentano sicuramente un punto di forza sia per le aziende costruttrici e sia per chi ha scommesso in una trasformazione tecnologica dei principali settori della nostra società. Resta da valutare un complesso di elementi non secondari, legati ad aspetti diversi tra loro. Tra questi: sicurezza e affidabilità (si renderà necessario predisporre quadri normativi aggiornati e idonei); privacy e sicurezza dati (protocolli di sicurezza informatici settoriali, garanzie pratiche, superamento di vulnerabilità); accettazione da parte del personale e preoccupazioni lavorative (superare lo scetticismo dei lavoratori, integrazione graduale e consapevole, equilibrio tra efficienza e mantenimento assistenza centrata sulla persona), considerazioni etiche (preoccupazioni per eccessiva affezione, distorsione senso della realtà, riduzione contatto umano, influenza su emozioni) [16].
4 – La sfera etica della robotica umanoide
Nel 2005 l’EURON (European Robotics Research Network), la rete di centri di ricerca robotici, società del settore e ambienti accademici ha finanziato il progetto Roboethics Atelier, assegnato alla Scuola di Robotica di Genova (in collaborazione con l’Arts Lab della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e il Laboratorio di robotica del Centre National de la Recherche Scientifique di Tolosa in Francia) [17]. Il dibattito conclusivo sul progetto si è quindi svolto a Genova nel 2006, mentre il primo evento di riferimento è stata la Conferenza ICRA che si è svolta a Roma nel 2007. In quel periodo, i principi della roboetica furono valutati sulla base di considerazioni adeguate al contesto e si decise di classificare quattro tipi di roboetica, in seguito integrati dai Principi di Robotica EPSRC del 2011 che a loro volta sono serviti per modulare successivi quadri etici per meglio affrontare le sfide nei diversi domini di applicazione. Se si considera che sono passati vent’anni da quando è stata presentata la prima roadmap [18] è facile intuire quanto sia mutato il panorama della robotica umanoide nel frattempo. Oggi l’etica della robotica umanoide ci introduce a tutta una serie di problematiche che emergono dall’interazione tra essere umani e robot umanoidi in contesti sociali di varia natura. Ci sono diverse prospettive in tal senso sia che si guardi a un approccio prevalentemente basato su come progettarli e quindi sulla loro interazione con gli esseri umani, ma anche a un approccio basato al comportamento umano nei loro confronti dal momento che stanno assumendo ruoli sempre più caratterizzanti nella società (operai, assistenti aziendali, operatori telefonici, domestici, etc.) per cui si rende necessario avere ben chiare strategie da intraprendere. Un recente studio pubblicato dalla Cambridge University individua le principali azioni che possono contribuire a meglio definire gli ambiti etici che possono così essere riassunti.
- Quadri normativi: tutti gli enti governativi e gli organismi internazionali devono sviluppare impianti giuridici chiari e linee guida che possano regolare lo sviluppo e l’utilizzo dei robot umanoidi.
- Promozione della trasparenza: gli sviluppatori dovrebbero impegnarsi a garantire una trasparenza nei processi decisionali dei robot.
- Priorità alla progettazione incentrata sull’uomo: in fase di progettazione deve essere prioritario migliorare il benessere umano, rispettando la privacy, l’autonomia e la dignità.
- Formazione etica: sviluppatori, progettisti e costruttori dovrebbero ricevere una specifica formazione etica per comprendere gli impatti delle loro creazioni.
- Impegno pubblico: promuovere dialoghi con le comunità per garantire un confronto tra più parti, esaltando valori sociali ed esigenze sociali.
- Monitorare gli impatti a lungo termine: continua valutazione degli effetti sociali, economici e psicologici per un migliore adattamento delle politiche settoriali [19].
Seppure si tratti di linee d’azione, il loro perseguimento e la volontà di migliorare tematiche di assoluta preminenza, potrebbe comportare per la società l’acquisizione di una serie di vantaggi derivanti dalla loro introduzione.
Anche il mondo accademico potrebbe fornire il suo apporto qualificato. In tal senso potrebbe favorire l’integrazione di problematiche etiche nei curricula universitari (anche in più discipline) per aumentare la consapevolezza e la sensibilità verso una capacità etica degli studenti e stimolarne risorse cognitive idonee ad applicare approcci decisionali e requisiti di progettazione robotica in linea con specifici principi. Potrebbe altresì lavorare allo sviluppo di standard normativi e fornire raccomandazioni ai decisori politici, contribuendo così a stabilire quadri di governance settoriali nel settore. Se poi a tale quadro si inseriscono azioni specifiche promosse da stakeholder interessati, allora è possibile delineare un impianto che introduca apporti positivi e riesca a colmare il divario tra aspetti teorici e applicazioni tecnologiche pratiche [20]. Stimolare il dialogo tra filosofi e scienziati è particolarmente utile se si affrontano argomentazioni quali l’etica dell’inganno e il contesto della robotica sociale. Sforzarsi di immaginare i robot umanoidi come soggetti morali, non è solo una fascinazione viste le molteplici discussioni nella comunità scientifica, dove filosofi e ricercatori sostengono che se essi sono in grado di elaborare informazioni, comprendere il contesto ove operano e prendere decisioni, potrebbero essere considerati, seppure in parte, soggetti morali. Si tratta ovviamente di una prospettiva che inevitabilmente solleva una serie di interrogativi, ovvero se essi siano in grado di comprendere il significato del bene e del male, se possono essere responsabili delle loro azioni tali da farli assimilare agli esseri umani. Altri approcci più misurati, tendono a considerarli quali agenti morali limitati. Capaci cioè di seguire istruzioni e regole etiche programmate, tuttavia non ancora dotati di una completa comprensione dei concetti morali [21]. Le interazioni tra uomo e robot quindi si presentano particolarmente irte di ostacoli tra cui numerosi profili di inganno sociale per gli utenti, tali da far riflettere anche su prospettive di ammissibilità di etica dell’inganno, ovvero di un impegno cosciente in relazioni fittizie con i robot [22]. Non meno di interesse il connubio tra bioetica e robotica che ha portato alla creazione del termine algoretica, neologismo che dal 2017 individua un substrato comune tra le due partizioni che hanno in comune gli algoritmi. Riflessione etica di grande impatto che prospetta l’algoretica come ponte tra bioetica e roboetica dal momento che così come l’algoritmo biologico si riflette nell’algoretica umana (quindi nell’etica del vivente) allo stesso modo l’algoritmo non biologico si riflette nell’algoretica dei robot e dei sistemi IA, cioè nell’etica degli stessi algoritmi [23]. Altre riflessioni derivano da concettualizzazioni di algoretica o di algor-etica quale processo necessario, stante le implicazioni sociali ed etiche dell’IA, per regolare la galassia dell’innovazione ed evitare l’insorgere di pericolosi sistemi di governance definiti algocrazie [24].
5 – Conclusioni
Struttura fisica, micro espressioni, pelle sintetica (o bio-ibrida), capelli sintetici ad alta definizione, sono ormai continuamente testati e migliorati. Si lavora sulla embodied intelligence, concetto che identifica la capacità di un corpo di svolgere azioni semplici e complesse. Intanto il nostro cervello registra i robot umanoidi come soggetti che somigliano a noi, forse fino a dare per scontato che siano o possano essere come noi. Gradatamente potremo attribuirgli capacità tipicamente umane seppure per il loro funzionamento sia indispensabile la supervisione umana. Se abbiamo davvero bisogno di loro dobbiamo anche elaborare una distinguibilità con l’essere umano non affatto scontata visti anche gli aspetti legati alla moderna human robotics attraverso la quale la sfida è quella di arrivare a una robotica in grado di capire come noi percepiamo il mondo e su cosa basiamo le nostre decisioni. Un salto evolutivo che potrebbe impressionare ma che vale la pena osservare con attenzione.
Pietro Lucania
Note
[1] AA.VV., Humanoids robots: Vision and reality, position paper by IFR, International Federation of Robotics, Aug, 14, 2025, https://www.businesswire.com/news/home/20250814863543/en/Humanoid-Robots-Vision-and-Reality-POSITION-PAPER-by-IFR
[2] International Standard ISO 8373, Robotics vocabulary, third edition, 2021-11, https://cdn.standards.iteh.ai/samples/75539/1bc8409322eb4922bf680e15901852d2/ISO-8373-2021.pdf
[3] A.Chella, Intelligenza artificiale generale: dalle origini alle scintille di GPT4, in Agenda Digitale, 9 maggio 2025, https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/intelligenza-artificiale-generale-dalle-origini-alle-scintille-di-gpt-4/
[4] Q.Sheng et al., A Comprehensive Review of Humanoid Robots, review article, SmartBot 2025, published by John Wiley & Sons Australia, Ltd on behalf of Harbin Institute of Technology, https://doi.org/10.1002/smb2.12008
[5] G.Valbonesi, Umanoidi in produzione: valutazione dell’introduzione nell’industria manifatturiera italiana, tesi, corso di laurea magistrale Ingegneria Gestionale, Politecnico di Torino novembre 2025
[6] P. Fankhauser, Workforce Safety in the Metal Industry: The Role of Autonomous Inspection Robots in High-Risk Environments, ANYbotics, settembre 2025, https://www.anybotics.com/news/inspection-robots-metal-industry-safety-efficiency/
[7] V.Gumpta, The World of Dark Factories Where Robot Work and Human Watch, apr. 19, 2025, Medium, https://medium.com/@vanshika.gupta.3499.7275/the-world-of-dark-factories-where-robots-work-and-humans-watch-965c0928de49
[8] D. Zemljak, M. Kerneža, Bridging the Gap: Understanding Teacher Perspectives on Humanoid Robots in Education, Interdisciplinary Research in Teaching and Learning: New Perspectives and Approaches (pp.203-224), University of Maribor Press, september 2024, DOI:10.18690/um.pef.2.2024.12
[9] W. Budhiarto, A. Dian Cahayani, P. Rumondor, D.Suhartono, EDU-ROBOT: Intelligent Humanoid Robot with Natural Interaction for Educational and Entertainment, Procedia Computer Science, vol. 116,2017, pages 564-570, science direct, science direct, https://doi.org/10.1016/j.procs.2017.10.064
[10] D.Fankhauser, Humanoid Robots in Education: Complete guide to classroom Robots (2026), march 22, 2026, Robotzaps independent robotics advisory, https://blog.robozaps.com/b/humanoid-robots-in-education
[11] E. Broadbent, M.Billinghurst, S.Boardman, M. Doraiswamy. Enhancing Social Connectedness With Companion Robots Employing AI. Science Robotics, vol. 8 iussue 80, 12 July 2023
[12] Si tratta di un evento annuale che si svolge in California, specificamente dedicato al progresso sul versante della robotica umanoide a cui partecipano numerosi investitori. Tra i partecipanti investitori, costruttori, specialisti e commentatori, che col passare del tempo hanno creato un luogo all’interno del quale vengono discusse tematiche di particolare interesse in vari campi. https://humanoidssummit.com/
[13] Steve Cousin, executive director presso lo Stanford University Robotic Centre, California, https://profiles.stanford.edu/steve-cousins
[14] Evan Ackerman, senior editor presso l’IEEE Spectrum, Institute of Electrical and Electronics Engineers, https://spectrum.ieee.org/neurobot-living-robot-nervous-system
[15] Aaron Prather, direttore della divisione Robotica e Sistemi Autonomi di ASTM International, https://amcoe.org/about/our-team/aaron-prather/
[16] B.K. Burke, Humanoid Robots in Healtcare: The Future is Here – But are we ready, in California Association of Healtcare Leaders, mar 9,2025, https://ache-cahl.org/articles/humanoid-robots-in-healthcare-the-future-is-here-but-are-we-ready/
[17] Scuola di Robotica – Genova, https://www.scuoladirobotica.it/euron-roboethics-atelier/
[18] G.Veruggio, The Birth of Bioethichs, ICRA 2005, IEEE International Conference on Robotics and Automation, workshop on Bio-Ethics, Barcelona, April 18, 2005, http://www.roboethics.org/icra2005/veruggio.pdf
[19] J.Barfield: Robot Ethics for Interaction with Humanoid, AI-Enabled, and Expressive Robots – from Part III – Ethics, Culture and Values Impacted by Human-Robot Interactions, Cambridge University press, December 2024.
[20] V.H. Agisilaou, H. Harris, Learning to be ethical: the role of ethical capability in community development education, Community Dev.J., 2023, 10.1093/cdj/bsac041.
[21] D.Boasso: Robotica e intelligenza artificiale, tra innovazione tecnologica responsabilità etica e trasformazioni antropologiche, Bioetica news Torino, rivista del centro cattolico di bioetica, gennaio 2026, https://www.bioeticanews.it/robotica-e-intelligenza-artificiale/
[22] F.Fossa, Etica dell’inganno e intelligenza artificiale: il caso della robotica sociale, Etica & Politica/ Ethics & Politics, XXVI, 2024, pp.31-34, ISSN: 1825-5167
[23] L. Lombardi Vallauri, Algoretica: le due sfide cruciali nell’era tecnologica: bioetica, roboetica, in Atti e memorie dell’Accademia toscana di Scienze e lettere La Colombaria: volume LXXXII, nuova serie, vol. 68, Anno 2017, 282° anno della fondazione (Atti e Memorie; Vol. 82)
[24] P.Benanti, Oracoli. Tra algoretica e algocrazia, Roma, Sossella editore, 2018.
Foto di Gabriele Malaspina su Unsplash
BFJ BrainFactor Journal – Num. 18 Vol. 1

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