“Avremo la macchina capace di
sostituire il poeta e lo scrittore?”
Italo Calvino, 1967 [1]
Per rispondere oggi alla domanda posta da Calvino ben 60 anni fa: sì, ce l’abbiamo. E da tempo. Del resto non è una novità [2] che il termine “Artificial Intelligence” sia stato coniato dal matematico americano John McCarthy al fine di “non lasciare dubbi sull’obiettivo della nuova disciplina: simulare l’intelligenza umana” in occasione del Dartmouth Summer Research Project del… 1956!
In questa sede mi piacerebbe capire a che punto siamo, nel contesto di una professione tanto affascinante quanto delicata come il giornalismo, regolamentata in Italia dal 1963 [3].
Guarda caso è proprio il nuovo Codice Deontologico delle Giornaliste e dei Giornalisti [4] entrato in vigore il 1° giugno dello scorso anno a mettere qualche punto fermo sull’argomento, dedicandovi per la prima volta un intero articolo, il 19, che così apre (c.1): “Fermo restando l’uso consapevole delle nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale non può in alcun modo sostituire l’attività giornalistica”.
Più chiaro di così il Consiglio Nazionale dell’Ordine Giornalisti (CNOG) non poteva esprimersi.
Ma subito a seguire, un secondo comma sembra voler ammorbidire in certo modo l’attacco, lasciando margini di libertà, però pur sempre nel rispetto dei principi fondamentali della nostra professione: verità sostanziale dei fatti, dovere di verifica (e rettifica), trasparenza, responsabilità personale su quanto si scrive e va in pagina.
E cioè (c.2): “Quando si avvale del contributo dell’intelligenza artificiale, la/il giornalista: a) ne rende esplicito l’utilizzo nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori, di cui assume comunque la responsabilità e il controllo, specificando il tipo di contributo”; inoltre – come consueto – “b) verifica fonti e veridicità dei dati e delle informazioni utilizzati”.
Con una chiusura che sottolinea che il giornalismo è e resterà anche in futuro una professione tenuta a rispondere a una precisa deontologia: “In nessun caso il ricorso all’intelligenza artificiale può considerarsi esimente in tema di obblighi deontologici”. Insomma, c’è tutto quello che deve esserci, nel rispetto di quanto consacrato dalla nostra Costituzione (art. 21) e dalla L. 69/1963 istitutiva dell’Ordine.
Ma, nei fatti, quanto e come i giornalisti la stanno già usando nel loro lavoro?
Un recente rapporto del Reuters Institute e dell’Università di Oxford [5] ha fotografato la situazione nel Regno Unito. Ebbene, il 56% dei giornalisi britannici la usano almeno una volta la settimana (contro un 16% che dichiara di non averla mai usata): un 49% per copie di testi e didascalie, un 33% per traduzioni, un 30% per revisioni; ma anche per “ricerche di storie” (22%), ideazione e “brainstorming” (16%), generazione di parte dei testi degli articoli (16%), verifica delle informazioni (12%), redazione di bozze (10%); solo il 4% per generazione di audio e video.
La gran parte ammette che “una integrazione dell’intelligenza artificiale, seppure limitata”, è già avvvenuta nelle loro redazioni, con linee guida e protocolli operativi (circa il 60%) e formazione specifica (32%); ciononostante è manifesta una certa preoccupazione per i potenziali impatti negativi sull’accuratezza delle notizie (57%), sull’originalità dei contenuti (54%), sulla possibile esposizione di dati personali (25%), sulla fiducia dei lettori nei confronti del giornalismo (60%).
Per “proteggere il giornalismo originale e assicurare una sostenibilità di lungo termine del settore”, il 26 febbraio i direttori di BBC, Financial Times, Guardian, Sky News e Telegraph pubblicano una lettera aperta che invita i responsabili dei media di tutto il mondo a unirsi per dare vita a SPUR – the Standards for Publisher Usage Rights coalition [6], perché è vero che l’AI offre opportunità sia agli utenti che agli editori, ma allo stesso tempo “solleva urgenti questioni su equità, consenso, attribuzione, trasparenza e fiducia”.
E qui da noi che succede?
Lo scorso anno CNOG e LUMSA hanno condotto una indagine pubblicata nel rapporto L’intelligenza artificiale nella professione del giornalista [7]. I dati evidenziano “un atteggiamento ambivalente dei nostri giornalisti nei confronti dell’IA”; ne viene riconosciuta la capacità di migliorare l’efficienza operativa, soprattutto nella riduzione dei tempi di produzione di contenuti (63%) e nella raccolta delle informazioni (60%), ma solo uno su 5 crede che la verifica delle fonti possa essere migliorata dagli strumenti di IA.
In ogni modo, ben il 70% dei colleghi interpellati mostra un “forte interesse” a partecipare a iniziative di formazione: il 30% gradirebbe corsi introduttivi, ammettendo “lacune conoscitive che richiedono una preparazione di base”; il 29% familiarizzerebbe volentieri con “strumenti di IA per la raccolta e l’analisi dei dati”; seguono il “fact-checking automatizzato” (16%) e – in ultimo – “etica e implicazioni dell’IA nel giornalismo” (15 per cento).
Dal canto suo, la Fondazione Di Vittorio mette in guardia dal fatto che l’IA, oltre ad alimentare i “bias”, non sia ancora in grado di distinguere tra opinioni e fatti concreti: “se usata senza controllo, può creare una ulteriore e più incontrollata ondata di disinformazione, di polarizzazione e scarsa qualità dei contenuti editoriali”; per non parlare poi della “preoccupazione, in prospettiva, soprattutto per la possibile perdita di posti di lavoro…” [8].
In collaborazione con la Fondazione Olitec, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) ha recentemente pubblicato una Guida introduttiva all’iA per giornalisti [9], per mettere in grado non solo di produrre contenuti, ma anche di lavorare su variazioni stilistiche, differenti linguaggi (scientifico, narrativo, colloquiale), ricerca di fonti, contestualizzazioni, sintesi comparative e multilingue, verifiche incrociate, timeline automatiche e chi più ne ha più ne metta; verso un “giornalismo aumentato”, come tengono a sottolineare gli Autori.
Numerose anche le iniziative di colleghi sui territori, tra le quali nel settembre 2024 l’Assisi Act [10], un “manifesto” a servizio degli operatori della comunicazione, per un approccio “sapiente e corretto” che invita a riflettere su “IA e fattore umano”; il documento è frutto del lavoro dell’Ordine dell’Umbria in collaborazione con la Comunità Francescana, l’Università di Perugia, l’Unione Giornalisti Italiani Scientifici (UGIS). È dall’Assisi Act che prende vita la Magna Carta sull’Intelligenza Artificiale [11] presentata il 13 marzo 2025 a Palazzo Grazioli a Roma.
Allora, cosa aspettarci da questo 2026 in fieri (oltre a una “epic dementia” planetaria)?
Tenetevi forte…

Vibe coding, Answer Engine Optimisation (AEO), Digital provenance, ma soprattutto Liquid Content (vedasi slide dal Reuters Institute Journalism and Technology Trends and Predictions 2026 [12]). Cioè, detto in parole povere, contenuti e storie che non saranno più statiche ma in grado di modificarsi in tempo reale in funzione del contesto, della localizzazione, dell’interazione con l’utente; verso una totale flessibilità “a contenuto liquido” appunto [13], che soppianterà (finalmente?) le redazioni tradizionali.
Mai come ora, dunque, chi vivrà vedrà…
Marco Mozzoni
Direttore Responsabile
BRAINFACTOR
Note e link di approfondimento
- https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/percorsi/percorsi_476.html
- Per una sintesi storica e una spiegazione tecnica di base degli algoritmi di intelligenza artificiale e delle loro sperimentazioni in ambito biomedico sin dagli anni ’80 è possibile consultare l’introduzione al libro: Marco Mozzoni, “Alzheimer: come diagnosticarlo precocemente con le Reti Neurali Artificiali (IA)”, Franco Angeli Editore (2010) – grazie alla disponibilità dell’editore – a questa pagina (cliccare “Read Preview” per scaricare gratuitamente il PDF): https://www.francoangeli.it/Libro/Alzheimer.-Come-diagnosticarlo-precocemente-con-le-reti-neurali-artificiali?Id=17627
- L. 3 febbraio 1963, n. 69 di istituzione dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, GU n.49 del 20-02-1963 – https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1963-02-03;69
- https://brainfactor.it/giornalisti-approvato-nuovo-codice-deontologico/ – Qui la copia integrale del nuovo Codice deontologico in pdf: https://www.odg.it/wp-content/uploads/2024/12/Codice-deontologico-approvato-dal-CN-11.12.2024_def.pdf
- Neil Thurman et al., “AI Adoption by UK Journalists and their Newsrooms: Surveying Applications, Approaches, and Attitudes”, Reuters Institute & University of Oxford, Nov 2025 – https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/sites/default/files/2025-11/AI_Adoption_by_UK_Journalists_0.pdf
- Tim Davie et al., “Open letter to global leaders across media. SPUR – the Standards for Publisher Usage Rights – calls on global leaders to come together to protect original journalism”, BBC, 26 Feb 2026 – https://www.bbc.co.uk/mediacentre/articles/2026/open-letter-spur
- https://www.odg.it/intelligenza-artificiale-ricerca-odg-lumsa-il-vero-giornalista-verifica-le-fonti/61014 – Qui il pdf integrale della ricerca: https://www.odg.it/wp-content/uploads/2025/03/LUMSA-CNOG-Report-L%E2%80%99I_A-nella-professione-del-giornalista-3_marzo-2025-compresso.pdf
- Eliana Como, “L’AI nel settore editoriale in Italia. Gli effetti sul lavoro”, Fondazione Giuseppe Di Vittorio, n.2/2025 – https://www.fondazionedivittorio.it/pubblicazioni/lai-nel-settore-editoriale-italia-effetti-sul-lavoro
- Massimiliano Nicolini, “Guida introduttiva all’iA per giornalisti”, FNSI e Fondazione Olitec, 2025 – Qui la copia integrale in pdf: https://sindacatogiornalisti.it/wp-content/uploads/2025/05/86e4d41d39a8648729d12601ef4084e5.pdf
- https://brainfactor.it/ia-e-comunicazione-presentato-lassisi-act/ – Qui la videoregistrazione dell’evento: https://www.youtube.com/live/PpvB_mQv6QI?si=1ouIA-Yr63AjIQDu
- https://www.odg.it/nasce-la-magna-carta-sullintelligenza-artificiale-e-il-primo-documento-di-carattere-etico-sulla-sua-applicazione/61008
- Nic Newman, “Journalism and Technology Trends and Predictions 2026”, Reuters Insitute & University of Oxford, 12 Jan 2026, https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/sites/default/files/2026-01/Trends_and_Predictions_2026.pdf
- Anche questo, peraltro, è un già sentito… da tale Zygmunt Bauman che 26 anni orsono parlava (in altri contesti certo, ma non così distanti) di “Liquid Modernity” https://simple.wikipedia.org/wiki/Liquid_modernity
BFJ BrainFactor Journal – Num. 18 Vol. 1
Pubblicato in anteprima sulla testata partner Reputation Today, n. 48 / 2026, direttore scientifico Isabella Corradini, direttore responsabile Nàima Tomaselli.
Foto di Salah Regouane su Unsplash

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