Revisori articoli scientifici, tanta fatica per poca gloria

Traendo ispirazione da un interessante lavoro su “Dinamiche editoriali e del processo di revisione di articoli pubblicati sulle massime riviste scientifiche”, recentemente apparso su Science Advances (Zhang et al., 2026), mi sono posto una domanda, tanto semplice quanto banale all’apparenza: è più conveniente e vantaggioso per un ricercatore, in termni di progressione di carriera, operare in veste di “autore” o di “revisore” di lavori scientifici?

Sebbene la risposta al succitato quesito possa risultare ovvia, dubbi non sembrano sussistere, tuttavia, in merito all’assunto di partenza secondo cui la “qualità finale” di qualsivoglia articolo scientifico costituisca sì, in primis, il prodotto delle capacità, del valore e delle attività di ricerca svolte dai rispettivi autori, ma anche, in secundis, dell’analisi e della valutazione critica dei dati e della metodologia d’indagine utilizzata ad opera dei revisori selezionati “ad hoc” dall’editore della rivista.

Questo passaggio, di rilevanza assolutamente fondamentale, viene pressoché totalmente ignorato nella stragrande maggioranza dei casi, tant’è che almeno in Italia – ma, temo, pure in molti altri Paesi – le commissioni concorsuali tendono a valutare il profilo di questo o di quel candidato ad una posizione di professore universitario o di ricercatore pressoché esclusivamente sulla base dei lavori scientifici pubblicati, trascurando in larghissima misura il ruolo di revisore eventualmente svolto dallo stesso, sia che sia stato esplicato su decine se non centinaia di manoscritti, sia che risulti del tutto deficitario se non addirittura inesistente.

Ciò rappresenta, a mio modesto avviso, uno dei principali se non il principale elemento che giustifica il rifiuto di accettare incarichi di revisione di lavori scientifici, cui ci è dato di assistere con una frequenza sempre più crescente e preoccupante al contempo. Detto in altro modo ed in termini ben più crudi, è decisamente più conveniente, per un ricercatore, investire il proprio tempo a scrivere piuttosto che ad analizzare e valutare criticamente i lavori prodotti da altri studiosi!

In considerazione di quanto sopra esposto, se vogliamo assicurare lunga vita al fondamentale quanto imprescindibile processo di “revisione paritaria” dei lavori scientifici, appare assolutamente necessario gratificare e riconoscere ufficialmente, nonché valutare e “quantificare” in maniera adeguata la benemerita opera svolta dai revisori, pena una gravissima, insostenibile menomazione arrecata alla Scienza ed alla Comunità Scientifica globale. Errare humanum est perseverare autem diabolicum!

Giovanni Di Guardo, DVM, Dipl. ECVP
Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria
presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo
E-mail: gdiguardo@unite.it

Bibliografia consultata

Zhang S, LaBerge N, McElhiney Q, Larremore DB, Clauset A. (2026). Editorial and peer review dynamics at elite general science journals. Science Advances 12(29):eaec0494.

Foto di Vilius Kukanauskas da Pixabay

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