Neuroethics 2026, è tempo di costruire ponti…

Sono da poco finiti i lavori della conferenza internazionale di neuroetica, Neuroethics 2026, organizzata dall’International Neuroethics Society e dalla Società Internazionale di Neuroetica che quest’anno si è svolta anche in modalità virtuale presso la Stanford University, l’IMT di Lucca e la Stellenbosch University.

Neuroethics 2026: Building Bridges and Cultivating Community ha visto tra il 15 e il 17 Aprile la partecipazione di studiosi da tutto il mondo su temi cari alla neuroetica in tutta la sua apertura. Dalla bioetica ai neurodiritti, dalla gestione dei dati neurali alle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale in ambito medico e biomedico.

Nel particolare la conferenza ha seguito tre direttrici principali. Sono state valutate a fondo le problematiche riguardanti lo sfruttamento dei dati neurali rispetto alla provenienza culturale dei soggetti interessati e il possibile impatto negativo di un uso sconsiderato di tale sfruttamento.

Secondariamente ma sempre in una prospettiva interculturale è stato preso in considerazione l’uso e l’affiancamento dell’intelligenza artificiale nelle pratiche di riabilitazione psichiatrica. Si è cercato di pesare il beneficio e la validità reale dell’affiancamento tra paziente e macchina, di soggetti fragili e intelligenza artificiale.

In ultimo Neuroethics 2026 ha visto la prosecuzione dei lavori sui neurodiritti, uno dei temi più rilevanti e pervasivi della neuroetica contemporanea. Questa tematica di natura trasversale, attraversa attualmente l’intero campo di studi. I neurodiritti sono infatti quella linea di demarcazione che rispetto al dibattito attuale segna i progressi e i raggiungimenti della disciplina.

È da sottolineare infatti che la neuroetica intende proteggere la persona attraverso la valutazione delle pratiche che coinvolgono il cervello non per posizioni teoriche dogmatiche ma perché la persona nella sua sfida individuale e collettiva alla contemporaneità è sempre più convolta attraverso il coinvolgimento di pratiche che riguardano il cervello come organo a rischio.

Data science, interfacce cervello computer, sfruttamento dei dati neurali, avanzamenti nella diagnostica e negli interventi biomedicali, privacy neurale e diritti biologici riguardano una trasformazione in atto dell’ambiente umano che non ha solo bisogno di essere banalmente regolata prima che qualcuno possa incorrere in reali difficoltà ma che, come valutato in Neuroethics 2026, deve coinvolgere la persona in queste trasformazioni senza intaccarne la libertà personale.

Non solo la neuroetica ma l’intera umanità sta avanzando verso una nuova frontiera della sua espansione. Neuroethics 2026 ha mostrato tutti i timori, le paure e le nuove possibilità che sta dimostrando l’esplorazione di una nuova frontiera. Neuroethics con questa edizione ha a mio avviso raggiunto e sondato infatti il punto di rottura tra i limiti della contemporaneità e delle nuove tecnologie riguardanti il cervello e le migliori prospettive e possibilità da loro aperte.

Con questa edizione l’International Neuroethics Society e la Società Internazionale di Neuroetica hanno posto sotto severa revisione critica l’ambito di studi della neuroetica e aperto il campo verso nuove prospettive di applicazione.

Andrea Bucci

Per approndire:


Foto di Brett Jordan su Unsplash

BFJ BrainFactor Journal – Num. 18 Vol. 1

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