Il tempo dell’azione tra arte, medicina e coscienza

A chi mi ha insegnato a leggere tra le righe del tempo…
Con infinita gratitudine al prof. Volpi, mio professore di latino e italiano,
che non solo mi ha fatto amare una lingua antica, ma mi ha insegnato a cogliere il peso delle parole,
la forza della sintassi, e il silenzio che vive tra una declinazione e l’altra.
A lei devo il coraggio di cercare senso anche nell’oscurità, e la consapevolezza che ogni frase, se letta con il cuore, può diventare vita.
Grazie, per quelle lezioni che sono state molto più di una lezione.

“Quando agisci cresce il coraggio, quando rimandi cresce la paura” (Publilio Siro)

“Agisci nel momento in cui ti accorgi che la paura ti impedisce di vivere. L’azione è il fuoco che brucia l’illusione” (Jiddu Krishnamurti)

La frase latina “Cum agis, fortitudo crescit; cum differs, crescit timor” (Publilio Siro) si presenta come un assioma che travalica l’epoca classica per diventare codice esistenziale. L’azione — agere — è principio creativo, fuoco della volontà, ma anche disvelamento della propria natura. Rimandare — differre — non è solo procrastinare, ma sospendere la propria incarnazione nel mondo, lasciando che sia l’ombra a guidare.

L’antica Roma, pragmatica e lucida, intuiva che la forza non è uno stato, ma un processo. Il coraggio, dunque, non precede il gesto: è suo prodotto. Agendo, si diventa forti; aspettando, si diventa fragili. È la legge della crescita spirituale, dell’evoluzione psicologica e anche della guarigione.

Nel mondo letterario, l’atto è sempre più potente della parola che lo preannuncia. Il Rosso e il Nero di Stendhal mostra come la volontà ambiziosa di Julien Sorel si scontri con la paralisi interiore del dubbio: ogni volta che agisce, si eleva; ogni volta che riflette troppo, crolla.

Dostoevskij, ne Delitto e Castigo, esplora il dramma di Raskolnikov che, agendo in nome di un’idea astratta, sperimenta l’angoscia dell’errore esistenziale. Eppure, è proprio l’azione — anche sbagliata — a generare coscienza.

In Camus, l’uomo assurdo, come Meursault (Lo straniero), diventa vero solo nel momento in cui accetta l’impossibilità di fuggire: “Non si può vivere senza agire, nemmeno nel vuoto.” L’azione, anche nel nulla, è affermazione.

Nel contemporaneo, pensiamo a L’eleganza del riccio di Muriel Barbery: Renée, la portinaia colta e invisibile, agisce per salvare Paloma dall’annichilimento borghese. È un gesto semplice, ma rivoluzionario. Un atto che cambia un destino.

Nell’arte visiva, l’atto è catturato nell’istante. La Zattera della Medusa di Géricault fissa il momento in cui il sopravvissuto agita il braccio verso una salvezza incerta. Non vi è sicurezza, ma solo la potenza del gesto. In Bacon, i corpi urlano senza suono: è il gesto imploso, la stasi che grida.

Nel David di Michelangelo, l’attimo prima dell’azione contiene tutta la tensione della storia. Non l’atto in sé, ma il momento che lo precede, quando il coraggio vince la paura nella carne…

In Marina Abramović, performance e sofferenza coincidono: l’artista si espone, agisce, si offre alla possibilità dell’irreparabile. L’arte diventa medicina: guarigione per chi ha il coraggio di attraversare il dolore.

Nel cinema, ogni scelta è gesto che struttura il destino. In Schindler’s List, l’imprenditore tedesco agisce solo dopo essersi visto riflesso nella vergogna. Il suo coraggio cresce con l’azione, non il contrario. In The Hours (2002), la vita delle tre protagoniste si muove sul crinale tra inazione e gesto estremo. Virginia Woolf decide di togliersi la vita non per disperazione, ma per atto consapevole. Clarissa, invece, salva il senso del vivere proprio nel momento in cui smette di rimandare.

Nei film orientali — Hero di Zhang Yimou, Spring, Summer, Fall, Winter… and Spring di Kim Ki-duk — l’azione è sempre intrisa di consapevolezza. Ogni gesto è meditato, ma inevitabile. Il movimento coincide con il Tao: non azione impulsiva, ma necessaria.

La MTC insegna che l’azione armonica è salute. Il Qi, energia vitale, fluisce in modo ottimale solo quando i canali (meridiani) sono liberi. Il blocco — Qi Yu — è spesso dovuto a emozioni trattenute, soprattutto la paura. In questa prospettiva, ogni malattia è anche una stasi: del sangue, dell’energia, dell’intenzione. Agire in modo terapeutico significa sciogliere il nodo, con il massaggio (Tuina), il movimento (Qi Gong), l’ascolto (counseling energetico), o la vibrazione (biorisonanza, suonoterapia, diapason terapia).

Il Fegato, organo della decisione, è spesso coinvolto nei disturbi da rimando. Il Cuore, sede dello Shen (spirito), si spegne quando non si agisce in coerenza col proprio Mandato Celeste. Agire è dunque anche un atto spirituale: non per vincere, ma per restare in equilibrio con il proprio Destino.

Nel buddismo tibetano, il mantra non è parola ma azione: un suono che incide la realtà. Ogni canto, ogni vibrazione, modifica l’energia dell’organismo. I monaci benedettini, con il canto gregoriano, creano ambienti sonori di guarigione. Il suono è gesto che vibra nel tempo.

Anche nella MTC, ogni organo ha un suono: il suo nome vibrante, come indicato nei trattati classici. Il Fegato risponde alla “shu”, i Reni alla “chui”, il Cuore alla “ha”. Il suono attiva, apre, libera. È un’azione terapeutica sottile, ma potente.

La filosofia occidentale ha spesso temuto l’azione. Da Platone a Descartes, l’azione è subordinata all’idea. Solo con Kierkegaard e Nietzsche l’atto torna a essere sacro. Kierkegaard parla del “salto della fede”: solo chi agisce può vivere autenticamente. Nietzsche invoca l’“eterno ritorno”: agisci come se tu dovessi rivivere quel gesto infinite volte.

Nel Bhagavad Gita, Krishna dice ad Arjuna: “Combatti, ma non per odio. Agisci, ma senza desiderio del frutto.” La purezza dell’azione è nel suo distacco.

Nella pratica terapeutica attuale, molte scuole concordano: agire, anche simbolicamente, è il primo passo verso la guarigione. La psicoterapia sensomotoria (Ogden, 2021), il focusing (Gendlin), e la mindfulness attiva (Kabat-Zinn, 2020) usano il corpo come veicolo di consapevolezza.

Il corpo che si muove comunica al sistema nervoso: “sono al sicuro”. Ogni gesto diventa ancoraggio. Rimandare, al contrario, è lasciare che la paura si imprima nel corpo come tensione cronica, disfunzione immunitaria, dolore psicosomatico.

Nella medicina integrata, il gesto terapeutico (agopressione, suono, respiro, movimento) è chiave per sbloccare l’inerzia psicofisica. Anche in oncologia integrata si promuove il “gesto consapevole” come parte del percorso (Li et al., 2023).

“Se non ora, quando?”
— Primo Levi

Il gesto, come la poesia, contiene in sé un mondo. Agire è creare. È affermare la propria presenza nel tempo. È guarire, è vibrare, è diventare ciò che siamo destinati a essere. In Oriente come in Occidente, la via è chiara: non si cresce nel pensiero, ma nel passo.

IPHM Paolo G. Bianchi
International Practitioner of Holistic Medicine cod NM3304
Professionista disciplinato legge 4/2013
www.paologbianchi.com

Bibliografia

  • Zhao, X., Wang, L., Liu, D., et al. (2022). Integrative treatment strategies in chronic anxiety: bridging traditional Chinese medicine and Western psychological models. Journal of Integrative Medicine, 20(3), 211-219.
  • Nardone, G. (2021). Oltre i limiti della paura. Come uscire dal panico, dalle fobie e dall’ansia patologica. Ponte alle Grazie.
  • Ogden, P. (2021). Sensorimotor Psychotherapy: Interventions for Trauma and Attachment. Norton.
  • Kabat-Zinn, J. (2020). La meditazione come medicina. Corbaccio.
  • Li, Y., Zhang, H., Wang, W., et al. (2023). Patient-empowered actions in integrative oncology: enhancing agency for recovery. Integrative Cancer Therapies, 22, 1–13.
  • Zhang, Y., & Li, H. (2021). Qi stagnation and the dynamics of emotion: insights from Traditional Chinese Medicine. Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, 2021, 1–8.
  • Yalom, I. (2020). Il dono della terapia. Neri Pozza.
  • Estés, C. P. (2020). Donne che corrono coi lupi (nuova ed.). Frassinelli.
  • Wei, X. et al. (2020). Psychological resilience and heart-liver Qi harmony in Chinese medicine: a correlative study. Chinese Medical Journal, 133(5), 557–564.

Foto di Sean Robertson su Unsplash

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